Un viaggio esperienziale per conoscere l’Italia e il mondo attraverso l’universo del vino

Umbria, suggestioni cariche di storia

da | 27 Apr 2020

Orvieto, la magia della Rupe, il vino le suggestioni cariche di storia.

La Rupe. Accattivante e infida. Misteriosa e magica. Anarchica e suggestiva. Orvieto è tutta su una massa tufacea carica di storia. Un test senza fine. A cominciare dalle incerte origini di questa piattaforma che si leva a scogliera. 

OrvietoMillenni fa, Orvieto è solo un’isola fra le onde del Tirreno? Forse. E, a suo modo, lo è ancora. L’isola regge la città e le impedisce di precipitare sulla verde vallata del Paglia. Tra i fari più luminosi di quel panorama di luci che è l’Umbria, Orvieto gode di una singolare ubicazione, che al di là del suo patrimonio di storia e di arte – entrambe di straordinaria valenza – la rende non solo unica, ma fortemente suggestiva. 

La Rupe di Orvieto
La Rupe di Orvieto

Eppure, a ricostruire il percorso del suo insediamento, è come muoversi su un terreno carico di incertezze. Direi, anzi, d’interrogativi senza risposte. A cominciare dal nome di urbs vetus (città vecchia), che l’accompagna a partire dall’alto Medioevo. Scarse le testimonianze romane, anche per le continue conquiste dei Goti e dei Bizantini, fino alla sua costituzione in Comune (1157), col riconoscimento di Papa Adriano IV.

Sono anni di lotte e di conquiste tra popoli confinanti. E Orvieto non manca di fare la sua parte. Le guerre non escludono, tuttavia, un costante orgoglio nei futuri destini della città. Così nascono le Torri, il grandioso Palazzo del Popolo e la Chiesa di Sant’Andrea. Matura intanto la stagione più fortemente legata al mondo dell’arte e dei suoi canoni estetici, a cominciare dal diffondersi dello stile Gotico. Sono gli anni del Palazzo Papale e soprattutto del Duomo, opera del senese Lorenzo Maitani. 

La cattedrale vale da sola la scoperta di Orvieto. Non sono uno storico dell’arte, ma solo qualcuno che è nato a pochi chilometri da qui. Per cui mi limito ad indicarvi quei decori e quelle opere che mi hanno colpito fin da bambino. Mi riferisco agli straordinari “rilievi” che rivestono i quattro pilastri, con storie ispirate alle Sacre Scritture e alla vita di Cristo. E ancora, nell’interno, alla mirabile acquasantiera e al fonte battesimale.

Vicoli di Orvieto

Non mi chiedete i nomi degli artisti, possono solo rendervi partecipe di quel profondo incantamento (credo sia la parola giusta), che mi rapiva bambino e che ritrovo intatto ogni qualvolta entro nel Duomo. Così posso dirvi assai poco del favoloso ciclo di affreschi di Luca Signorelli, ai quali avevano dato l’avvio il Beato Angelico e Benozzo Gozzoli. Ma lo splendore di Orvieto negli anni del Rinascimento, non si limita al Duomo. Il Pozzo di San Patrizio è un’ardita struttura, voluta da Papa Clemente VII, dopo il sacco di Roma (1527). L’opera serviva a garantire sempre, attraverso un sistema di caverne e pozzi, l’acqua alla città.

Andare alla scoperta del Pozzo è vivere un’esperienza da alpinismo all’ingiù. La camera a forma di cilindro, scende per oltre sessanta metri, ed è circondata da due ampie scale “a doppia elica sovrapposta” (raccontano i tecnici), che consentivano di portare l’acqua senza intralciare il lavoro degli uomini e dei muli.

LA LUNGA AVVENTURA DELL’ORVIETO

E il vino? Il famoso Orvieto che ha reso felici e chiassose le serate dei nostri nonni? Ha una storia  lunghissima alle spalle, che merita di essere narrata, sia pure a grandi linee.

Uva

Qualcuno sostiene che il nome del vino nell’Italia antica deriva dall’umbro vinu, dal latino vinum del V sec a.C. e dall’etrusco uinu. 

È proprio grazie all’amalgama di quelle antiche culture che ha preso vita la moderna Orvieto del vino, con una produzione enologica che abbinata agli altri prodotti agroalimentari regionali fa sì che il “cesto enogastronomico” umbro sia qualitativamente fra i più apprezzati.

A partire dal VIII-VII secolo a.C. furono gli etruschi, in piena Età del Ferro, a dare il via alla coltivazione della vite in maniera sistematica, facendo sì che l’areale di Orvieto divenisse il centro pulsante del più importante “distretto” vitivinicolo etrusco. 

I Romani non solo proseguirono ma consolidarono quest’attività, dandole una connotazione economica, come è dimostrato dall’importanza che assunse il vino nelle varie attività agricole operanti nelle numerose ville patrizie presenti sul territorio.   

IL VINO ORVIETO FRA STORIA E TERRITORIO

Ma che gusto aveva allora l’Orvieto? Era un vino abboccato, quasi dolce, frizzantino, una caratteristica dovuta alla bassa temperatura delle grotte, nelle quali veniva conservato. E tale è rimasto fino alla metà dell’Ottocento, quando si comincia a produrre un Orvieto Secco. La scelta è legata anche alla necessità di utilizzare al meglio quelle uve che – prive di una buona esposizione – presentavano un notevole grado di acidità. 

Vigne

È un vino che “viene a Roma per schiene di muli e per some”.

Verrà poi la stagione che vede le vecchie viti maritate cedere il posto a vigneti specializzati, e le prime botti di rovere fare il loro ingresso nelle cantine. 

Fin qui, a grandi linee e con ogni comprensibile manchevolezza, la mia carrellata sui remoti trascorsi dell’Orvieto. Siamo così alla fase attuale di quel processo evolutivo che ha portato a una sicura specializzazione dei vigneti e a una più attenta qualificazione di tutte le procedure del far vino. 

L’Orvieto nasce in una terra antica, coltivata con sapienza, passione e prospettiva. Si sviluppa dalla valle del Paglia, quella che comprende le zone di Allerona, Castel Viscardo con gli antichi presidi etruschi nascosti tra i boschi, i castelli e le splendide ville che dominano ancora le vette più alte. Salendo verso nord si percorrono le antiche strade di collegamento tra Umbria e Toscana dove ancora oggi vivono storiche tradizioni enologiche come quella dei Marchesi Antinori al Castello della Sala. Orvieto, la sua Rupe, la sua preziosa valle dove l’argilla si mescola con il tufo. La città straordinaria che vive due volte: prima nelle sue grotte e nei pozzi, poi nei vicoli e nelle straordinarie bellezze architettoniche. Il Tevere, spada di confine tra Umbria e Lazio mette a confronto le alture che dal lago di Corbara ci conducono verso Baschi, Montecchio per tuffarsi nel cuore della Tuscia Laziale, terra di Papi e di nobili famiglie, dove la Rupe di Civita di Bagnoregio si staglia tra il grigio dei calanchi. In questa vasta zona di storia, cultura, saperi e sapori l’Orvieto rappresenta l’elemento che ne unisce le ambizioni, le prospettive e lo sviluppo. 

Le relazioni tra il vino contemporaneo con la storia e la collettività non può essere puro risultato tecnologico: per l’Orvieto è archetipo, sempre più in simbiosi con il suo territorio, l’Orvieto come Orvieto, mescolanza tra la vite e la vita.

A contribuire alla produzione di un vino dalle qualità eccellenti e riconosciute in tutto il mondo, un terroir particolare e variegato. Una Denominazione molto estesa che si sviluppa per circa 46 km in lunghezza e 16 in larghezza, che si può semplificare in quattro tipologie di terroir: Argilloso, Vulcanico, Alluvionale e Sabbioso.

I vitigni principali che concorrono a produrre l’Orvieto sono il Trebbiano toscano, detto anche Procanico, a cui si affianca il Grechetto per un minimo del  60%, nel restante 40% possono essere impiegati i vitigni bianchi consentiti in Umbria e nella provincia di Viterbo. Tra questi, Drupeggio, Verdello e Malvasia toscana, anche Chardonnay e Sauvignon. 

Ceramica orvietana

La zona di produzione dell’Orvieto DOC è divisa in Orvieto Classico, la zona storica a ridosso della città, e in Orvieto, che si estende a tutto intorno fino a raggiungere la provincia di Viterbo. L’Orvieto è uno dei migliori bianchi italiani, molto sapido, ingentilito dal giallo del miele, dalle ginestre e narcisi, leggere le note vegetali  frutti secchi danno armonia, nel muschio la magia del bosco, legame eterno con la terra. Un equilibrio tra gentilezza e gusto. 

In base al grado zuccherino si classifica anche come Abboccato, Amabile o Dolce negli ultimi anni si sono affiancate anche le tipologie Vendemmia Tardiva e Muffa Nobile, frutto delle nebbie mattutine che favoriscono lo sviluppo di una muffa considerata “nobile” in grado di disidratare l’acino e conferire succo e dolcezza al vino.

Oggi l’Orvieto, grazie al lavoro costante di valorizzazione e promozione del Consorzio Tutela Vini di Orvieto, riesce a riscuotere notevole attenzione a livello nazionale e internazionale. 

La produzione dell’Orvieto, come quella delle più antiche Denominazioni italiane ha vissuto fasi alterne. Gli interventi dei Consorzi, e in questo caso quello dell’Orvieto, sono stati fondamentali per la salvaguardia e la valorizzazione del prodotto. 

L’identificazione della provenienza e della qualità sono elementi che non soltanto soddisfano i produttori a livello commerciale, ma altrettanto gratificano l’impegno delle tante persone che ogni giorno lavorano e faticano nelle vigne e nelle cantine per garantire l’eccellenza delle uve. 

Negli anni l’Orvieto si è attestato come uno tra i migliori bianchi del mondo e ha ricevuto riconoscimenti di grande lustro. Questo è stato possibile anche attraverso importanti opere di modernizzazione degli impianti produttivi a servizio della qualità dell’Orvieto, oltre alla cooperazione e la tutela dei produttori osservata dal Consorzio. Il quadro generale delle aziende si compone di poche grandi imprese e da una miriade di piccole e medie proprietà che coprono insieme il 70% della produzione e conferiscono le proprie uve alle due cantine cooperative del territorio. Poi ci sono gli imbottigliatori che contribuiscono in modo importante alla distribuzione e diffusione dell’Orvieto. 

In questo contesto il ruolo attivo del Consorzio è quello che riesce a fare la differenza; è quello che riesce a far convivere la tradizione con l’innovazione. Per il nostro vino essere competitivi nel nuovo mondo globalizzato significa creare la giusta armonia tra tutte le componenti che contribuiscono alla nascita dell’Orvieto. 

Una cooperazione vera sulla quale il Consorzio sovrintende e indirizza, apportando miglioramenti, scegliendo politiche di salvaguardia e promuovendo sperimentazioni che possano migliorare o arricchire l’offerta. 

In questo ultimo anno, ad esempio, il Consorzio Vini di Orvieto ha scelto due percorsi estremamente importanti, quello della limitazione dell’impianto di nuovi vigneti, e quello sulla sperimentazione sulla spumantizzazione. Percorsi che sicuramente porteranno ricchezza all’Orvieto. 

L’Orvieto è pura espressione di un territorio vigoroso e intenso, unico grazie alla forza mistica  dei suoi suoli millenari, incantesimo del sole che trasforma l’energia in nettare prezioso.

Mi accorgo che le vicende del vino, della città Orvieto e la severa bellezza del suo passato, mi hanno preso la mano. Ma voglio provare a coinvolgervi nella vita quotidiana della città. In cui il tessuto di case, piazzette, slarghi, vicoli, che s’impennano in faticose salite, sembrano scivolare all’infinito in quella trama di edifici anomali, dove tutto è fatalmente legato all’avarizia dello spazio e al fermo desiderio di vivere proprio lì. Fra quelle pietre che si fanno bionde ai primi raggi del sole. 

Così, seguendo magari l’intenso odore di porchetta, o il vociare confuso degli allevi all’uscita dall’Istituto d’arte, provate a perdervi per Orvieto. Magari solo sul filo del vostro intuito, di quella spontanea curiosità che nasce al momento, quando a richiamare la nostra attenzione sono le pietre angolari di una casa o qualche fuga di tegole realizzate a mano. 

Certo, un percorso obbligato è quello fra le due grandi piazze, del Duomo e del Popolo, ma la magia di Orvieto va ancora una volta ricercata oltre l’asse centrale, in quella topografia irripetibile che ne fa un raro e compiuto esempio di un abitato – costruito con sapiente perizia e tanto rischio – sul vasto e incerto terreno della Rupe. Dimenticavo: gli Orvietani di sera sono tutti a casa, a godersi quella intimità familiare che è propria della gente umbra. 

Agli orvietani rimane la sapienza dei gesti e la confidenza con la terra.

Non so se questa mia nota possa contribuire a dare uno sguardo meno distratto a Orvieto. Io ci spero. Non fosse altro perché l’ho scritta col cuore.

p

Informazioni

L’Umbria è una regione dell’Italia centrale. Il territorio è costellato da città ed insediamenti ricchi di storia e tradizioni. Tra i più significativi troviamo Orvieto, piccolo borgo abbarbicato su di una rupe di tufo. Un paesaggio movimentato, dove lo sguardo si ferma sempre sul verde di boschi, foreste o vaste distese di prati. L’Umbria è in buona parte fatta di monti e colline. Ma Umbria vuol soprattutto dire verde e natura con i suoi parchi naturali regionali che sono sei.

UTILITÀ

umbriatourism.it Sito ufficiale della Regione Umbria che offre ogni tipo di informazione sia sui itinerari e destinazioni che sulle eccellenze enogastronomiche dell’Umbria.

bellaumbria.net Bella Umbria offre guide e informazioni per il turismo e vacanze in Umbria.

Capoluogo

Perugia È nota per le mura difensive attorno al centro storico. Il Palazzo dei Priori, di epoca medievale, è sede di un’importante raccolta di opere dell’arte umbra a partire dal XIII secolo.

COME ARRIVARE

Auto Autostrada del Sole A1 Firenze – Roma, Autostrada Adriatica A14 e la Superstrada E45 Cesena – Orte che attraversa longitudinalmente tutta l’Umbria.

Treno L’infrastruttura ferroviaria in Umbria si estende complessivamente per circa 350 km di linee; circa 35 le stazioni. Due reti ferroviarie, quella fondamentale e quella complementare.

Aereo L’ Aeroporto Internazionale dell’Umbria è a Sant’Egidio, a 15 km da Perugia.

l

I consigli di W&T

DOC ORVIETO

Nota come una delle zone di più antica tradizione vitivinicola ed enologica d’ Italia, la DOC Orvieto viene riconosciuta tale nel 1971 attraverso la definizione del primo disciplinare di produzione. Il territorio  di coltivazione si estende a cavallo fra Umbria e Lazio e comprende i comuni di Orvieto, Allerona, Alviano, Baschi, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Fabro, Ficulle Guardea, Montecchio, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Porano Bagnoregio, Castiglione in Teverina, Civitella d’Agliano, Graffignano e Lubriano. All’interno della DOC Orvieto insiste la sottozona “Orvieto Classico” che comprende la zona più storica a ridosso della città di Orvieto lungo la valle del fiume Paglia. All’interno della denominazione si possono distinguere quattro tipologie di terreni diversi a seconda della zona in cui ci troviamo: Terreni tufacei nella zona introno alla città di Orvieto, terreni argillosi nella parte centrale e verso nord, sabbiosi con presenza di fossili marini a nord-est e infine terreni alluvionali lungo il fiume Paglia. Questa differenziazione si ritrova ben evidente anche nelle caratteristiche organolettiche dei vini. Oggi la zona prevede due distinte DOC: I vini DOC “Orvieto”  ottenuti principalmente dai vitigni Trebbiano Toscano (Procanico) e grechetto che possono essere commercializzati nelle tipologie secco, abboccato, amabile, dolce superiore, vendemmia tardiva e Muffa Nobile e la DOC “Rosso Orvietano” ottenuta con uve Aleatico, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Canaiolo Rosso, Ciliegiolo, Merlot, Montepulciano, Pinot, Nero, Sangiovese da soli o congiuntamente per almeno il 70%. I vini si presentano di colore giallo paglierino con profumi complessi dove spiccano note di frutta fresca e fiori gialli; in bocca sono molto sapidi, minerali, armonici e con una ottima beva. Si abbinano bene con antipasti di terra e mare, primi piatti di pesce e carni bianche.

Aziende socie del Consorzio: Argillae, Barberani, Barbi, Bigi Gruppo Italiano Vini, Cantina Altarocca, Cantina Cardeto, Cantine Monrubio, Castel Noha, Castello Della Sala, Castello Di Corbara, Castello Di Montegiove, Custodi, Decugnano Dei Barbi, Famiglia Cotarella, F.lli Martini, Fattoria Di Salviano, La Carraia, Marchesi Antinori, MGM Mondo Del Vino, Palazzone, Rocca Delle Macie, Ruffino, Scambia, Schenk Italia, Sergio Mottura, Tenuta Di Freddano, Tenuta Le Velette, Tenute Piccini, Vitalonga.

DOCG TORGIANO ROSSO RISERVA

Il Torgiano rosso Riserva ottiene la denominazione di origine Controllata nel 1968 (prima DOC in Umbria) e poi la DOCG nel 1990 grazie soprattutto all’ impegno di Giorgio Lungarotti che per primo ha creduto nel grande potenziale di questo rosso.

La zona di produzione comprende tutto il territorio del comune di Torgiano; la composizione del suolo argillo-limosa con buona presenza di scheletro e il clima mite con forti escursioni termiche fanno di questo territorio uno dei più vocati per la produzione di vini rossi in Umbria. Il Torgiano Rosso Riserva DOCG è prodotto principalmente con uva Sangiovese (almeno il 70%) e deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento minimo di 3 anni dei quali almeno 6 in bottiglia. Vino di grande struttura e complessità, ha un colore rosso rubino intenso con riflessi granato; al naso esprime profumi floreali di viola e rosa e aromi fruttati di ciliegia, amarena e prugna accompagnati da note terziare di spezie, tostatura, cuoio e cioccolato. In bocca è rotondo, armonico con tannini ben amalgamati e integri ed un finale lungo e persistente.

ALTRE DOC UMBRE

Le altre DOC presenti in Umbria sono: Amelia, Assisi, Colli Altotiberini, Colli del Trasimeno, Colli Martani, Colli Perugini, Lago di Corbara, Montefalco, Spoleto, Todi, Torgiano

DOCG MONTEFALCO SAGRANTINO

Unica DOCG Umbra da monovitigno nasce nel 1879 come DOC e viene poi riconosciuta come DOCG nel 1992.

La zona di produzione ricade all’ interno dei comuni di Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’ Umbria; l’altitudine dei terreni varia da circa 220 m a 470 m s.l.m. e presenta estati calde e inverni abbastanza freddi con una piovosità discreta.

I terreni sono principalmente argillosi con presenza di sabbia e marne. Il Montefalco Sagrantino è prodotto esclusivamente da uve Sagrantino e può essere prodotto sia nella versione secco che passito; In entrambi i casi deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno 33 mesi di cui almeno 4 in bottiglia e, solo per la versione secco, 12 mesi in legno di rovere.

I vini si presentano di colore rosso rubino carico che tende al granato con l’invecchiamento; il profumo è ricco, ampio, con note di more, prugna e sentori terziari di liquirizia e spezie.

In bocca è molto strutturato, ampio, potente e una trama tannica molto importante che tende ad ammorbidirsi con il tempo.

Altri territori che potrebbero interessarti

Pin It on Pinterest

Share This