Sulle tracce del Negroamaro

da | 23 Mag 2021 | News, Territori

Seguendo la scia intensa del Negroamaro, dei suoi colori, dei suoi profumi e dei suoi magnifici vini, continuiamo il percorso che abbiamo iniziato a raccontarvi su Wine and Travel , tra le bellezze architettoniche, la storia e la magia che aleggiano tra i vicoli di Copertino.

Una città salentina, in provincia di Lecce, che merita a pieno titolo l’appellativo di città del vino. 

PRIMA TAPPA

La prima tappa non può che essere dinanzi al castello, magnifico edificio monumentale, la cui storia non è stata ancora ricostruita con esattezza.

Quel che si sa con certezza è che la sua costruzione (1540) si deve al nobile Alfonso Granai Castriota, guerriero al soldo del re di Napoli.

Una sosta doverosa è dinanzi al portale, incantevole nel suo particolare stile “catalano-durazzesco”. 

IL VIGNETO SUL CASTELLO

Il castello custodisce un antico legame con la tradizione viticola, portato alla luce e valorizzato in chiave enoturistica dalla cantina sociale “Cupertinum”, con il progetto “Il Vigneto sul Castello”.

Il Vigneto sul Castello

Già dal Cinquecento all’interno del castello si produceva anche il vino.

In uno spazio sotterraneo vi erano infatti i fermentini.

Tuttora sono visibili gli spazi che ospitavano dei silos di muratura rivestiti con cocciopesto, successivamente trasformati in vasche e utilizzate fino agli anni ‘50.

Il “Vigneto sul Castello” valorizza questi aspetti, sottolineando l’importanza storica della vitivinicoltura salentina.

Un progetto che non ha precedenti né in Italia né in Europa.

FRANCESCO TRONO E GIUSEPPE PIZZOLANTE

Curato dal presidente della Cupertinum, Francesco Trono e dall’enologo della cantina, Giuseppe Pizzolante, nasce dallo studio di alcuni documenti storici.

Da tali documenti si è appreso che le parti alte delle mura erano utilizzate in passato come giardini pensili e coltivate a vigneto.

Tanto è bastato per proporre nel 2013 alla Direzione del Castello e alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Lecce, Brindisi e Taranto il progetto di un vigneto allevato proprio sui bastioni.

Tipicamente con sistema ad alberello pugliese e disposizione dei filari a “quinquonce” della varietà antica di “Negroamaro Cannellino”, che la Cupertinum ha riscoperto e valorizzato.

Si tratta di un genotipo distinto dal Negroamaro, ma con caratteristiche analoghe.

Nel 2000 tale genotipo è stato iscritto al Registro nazionale delle varietà come vitigno autonomo con il nome di Negroamaro precoce e con il sinonimo di Negroamaro Cannellino.

Il vino prodotto dalle uve del Castello verrà battuto all’asta e il ricavato servirà a sostenere un progetto di valorizzazione del territorio.

CANTINA CUPERTINUM

Anche la Cantina Cupertinum, che si trova dentro la città, vale decisamente una sosta. 

Risale al 1935 –  è la più antica cantina sociale del Salento – e si deve alla volontà di  36 viticoltori che decisero di unire le proprie forze.

Oggi si avvale di circa 300 soci conferitori e per ben 50 anni ha rappresentato l’epicentro professionale del grande enologo Severino Garofano.

È qui che hanno preso forma le sue prime sperimentazioni sul Negroamaro, che tanto successo hanno decretato per tutto il Salento.

La storica cantina, che si avvale oggi di un vigneto collettivo di circa 300 ettari coltivati principalmente con Negroamaro e in quantità inferiori con Primitivo, Malvasia nera, Chardonnay e Malvasia bianca di Lecce, ospita ancora le vecchie vasche in cemento vetrificato.

Tali vasche si possono ammirare durante le visite della cantina con degustazione delle principali etichette.

VINI ICONICI DELLA CUPERTINUM

Tra i vini iconici della Cupertinum, sicuramente il pluripremiato Copertino Doc Rosso.

Sull’etichetta compare un bellissimo disegno realizzato nel 1583  da un monaco agostiniano, Frate Angelo Rocca, che rimase colpito dalla ricchezza del territorio.

Nasce da uve Negroamaro che dopo la macerazione con le bucce subiscono pressatura soffice e affinamento in acciaio, nelle vasche in cemento e in barrique.

Rosso rubino con riflessi granata, con un naso che è un intreccio di more, prugne e spezie.

Racchiude l’esuberanza della terra salentina: morbido ed elegante, con tannini di personalità e un finale piacevolmente amarognolo e balsamico.  

Intrigante il Copertino Doc Rosso Riserva che vede il Negroamaro in sinfonia con piccole quantità di Malvasia nera e Montepulciano.

Un colore rubino più carico e un naso ancora più intenso, dove ai frutti neri maturi si aggiungono erbe mediterranee, spezie e cuoio.

Il sorso è avvolgente e caldo. Niente legno per l’affinamento, solo acciaio e cemento.

Tra le altre etichette citiamo il Salento IGT Passito Glycós – che in greco significa dolce –  da Negramaro appassito su graticci per 40 giorni: un vino da meditazione.

LE CHIESE

Con una piacevole passeggiata, si può arrivare al Santuario di San Giuseppe, che custodisce il cuore del Santo dei voli nella “stalletta” dove nacque quattro secoli fa.

Camminando nel centro storico ci si imbatte in diverse chiese e cappelle, tra questa particolarmente bella la chiesa Madre, dedicata alla Madonna della Neve, costruita nel 1088, ampliata nel XIII secolo e nel corso del ‘500 riccamente decorata.

Fuori dal paese, invece, sulla strada per Nardò, si trova la chiesa di Santa Maria di Casole: luogo di culto che apparteneva all’omonimo casale medievale, centro monastico di grande importanza religiosa e culturale. Sono visibili i resti del convento, mentre l’aspetto attuale della chiesa risale al ‘500. 

AZIENDA MARULLI

Da questo luogo dalla bellezza struggente ci si può spostare alla volta dell’Azienda vitivinicola Marulli, che racconta la storia di una famiglia che tramanda da generazioni passione e amore per la viticoltura. 

L’azienda vitivinicola, che oggi è condotta da Vito e dalla sorella Francesca, risale al 1975 per mano del papà e del nonno, vignaioli “da una vita”. 

Il nonno, infatti, lavorava in una grande azienda, la “Martinelli e Ruggeri”, due imprenditori bergamaschi che a Copertino producevano mosto concentrato destinato al Nord. 

Con il fallimento dell’azienda nasce spontanea l’idea della cantina di famiglia, dove intensificare quella piccola produzione di vini “quotidiani” a cui ci si era sempre dedicati, anche se il cuore dell’attività continuava a rimanere il vino che in autocisterna partiva per le aree più fredde dell’Italia. Con l’inizio del nuovo Millennio, arriva anche la svolta.

Tocca alla terza generazione, Vito e Francesca, con lo sguardo vigile di papà Annunziato, la scelta di investire sulla storia della famiglia, la lunga esperienza e le competenze acquisite per reinventare il marchio. 

Oggi la cantina Marulli è un bell’esempio di equilibrio fra contemporaneità e storia, fra utilizzo di tecnologie moderne e valorizzazione del vitigno storico dell’areale, sua maestà il Negroamaro, nella continua ricerca di un sodalizio tra semplicità e carattere dei vini.

VINO ICONA DELLA CANTINA MARULLI

Vino simbolo della cantina è certamente il Menone, un rosso dalla personalità unica che lo differenzia dalle altre interpretazioni del vitigno.

Nasce da uve di Negroamaro vecchie 88 anni, salvate da morte annunciata, destinate a lasciare spazio a un impianto di nuova generazione. 

Invece bastò una sola vendemmia per scoprire che quelle uve celavano qualcosa di unico e particolare: componenti olfattive molto intense e un tannino nato già setoso.

Sensazioni che dopo la maturazione in vasca di cemento divenivano via via più intense e particolari.

Oggi il Menone riposa 36 mesi in vasca interrata e poi in bottiglia. Un vino old style: schietto, diretto, con un residuo zuccherino pari a 0. Un rosso di corpo, secco e giustamente tannico. 

Vito e Francesca organizzano (su prenotazione) un tour con visita della cantina e dei vigneti, con degustazione delle etichette.

Il vigneto è condotto in biologico non certificato. Da 10 anni infatti non si fa uso di pesticidi per il diserbo del terreno.

Questo ha permesso anche al sottosuolo di avere una seconda vita, con erbe e verdure spontanee e la fauna autoctona che è tornata a ripopolare l’ecosistema e ad arricchire il terreno.

Anche i vini, ovviamente, restituiscono nel calice i profumi che ne derivano, con sentori più erbacei, di camomilla e dei fiori bianchi che durante l’anno ricoprono il terreno. 

TENUTA PARAIDA

Unica cantina a produrre tutte le versioni della Doc Copertino, non si può non consigliarne il rosato, Tenuta Paraida.

Un Negroamaro in purezza, da alberelli che hanno dai 35 ai 40 anni di età, allevati in una zona vicina al mar Jonio, che influenza magnificamente questo vino, la cui prima vendemmia risale al 2000. 

Le uve sono lasciate a contatto con il mosto per poche ore sino a che non si ottiene la giusta tonalità di rosa.

È un vino che racchiude i colori caldi dei tramonti estivi salentini, quando il sole sembra tuffarsi nel mare prima di sparire  – contemplare il tramonto in spiaggia è un’altra esperienza da fare –  ma anche la freschezza della battigia.

Piccoli frutti rossi poco maturi, insieme a un fresco floreale al naso e una vena agrumata che ritorna nel sorso, insieme a delicate note balsamiche e di erbe spontanee. Spiccata freschezza e mandorla amara sul finale.  

UN ROSSO DA PROVARE

Un rosso da provare è l’ultimo arrivato: Malassiso Doc Copertino Riserva.

Blend di Negroamaro e Montepulciano (70%-30%) che in etichetta celebra la vecchia porta d’ingresso alla città.

Le uve subiscono un leggero appassimento sulla pianta, poi sono raccolte in cassetta e diraspate. 

Il mosto fermenta con macerazione per almeno 20 giorni, mentre il complesso affinamento di 3 anni alterna in sequenza 12 mesi in cemento, barrique e bottiglia. 

Il colore granato con intensi riflessi rubino anticipa un naso di ciliegia piena, erbe aromatiche, spezie dolci, caffè e tabacco.

Avvolgente e caldo, con finale fresco a tratti balsamico e tannini importanti.

UN VITIGNO, UN TERRITORIO

Tante interpretazioni suadenti di un unico vitigno, che arricchiscono la fotografia di un meraviglioso territorio enoico, che ha tantissimo da raccontare. E da offrire.

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