Stefano Antonucci: solo chi sogna può volare

da | 22 Nov 2020 | Confidential, News

Stefano Antonucci

Ci sono uomini che grazie ad un’elevata dose di caparbietà e spirito di iniziativa sono destinati a diventare grandi. La bellezza di Stefano Antonucci, titolare di “Cantina Santa Barbara“, è la sua autenticità, che si percepisce dopo poche parole scambiate con lui. Una persona appassionata del suo lavoro che vive di emozioni. Energico e poliedrico interprete della tradizione marchigiana, ha avuto la straordinaria capacità di portare i vini della sua terra ai vertici della critica. Un coraggio sorprendente, quello con cui ha trasformato la sua storia di banchiere in quella di imprenditore del vino, credendo nel suo sogno ambizioso. Mi piace paragonare Stefano Antonucci a Peter Pan, il personaggio di Walt Disney che per me ha sempre rappresentato l’idea di libertà e sogno. Per Peter Pan, infatti, “Solo chi sogna può volare!”. E così, tra sogno e realtà, continua ogni giorno la storia di una cantina che crea tesori unici, che emozionano chi li beve perché trasmettono l’anima di chi li ha creati e il territorio di appartenenza. 

Chi è Stefano Antonucci?

Un uomo appassionato del suo vino e del suo lavoro. A 18 anni lavoravo in banca, poi ho deciso di intraprendere la bella avventura del vino. Mia mamma era una maestra delle elementari, mio padre faceva il fornaio. Loro mi hanno trasmesso quella che è diventata la mia filosofia di vita: la voglia di innovare, di guardare al futuro ma partendo dalle mie origini, dalla mia terra. Ed è proprio a Barbara, il mio paese natio, che sono tornato quando ho lasciato il mio posto in banca, intorno al 1994, per inseguire il mio sogno. Così ho creato la mia azienda, Cantina Santa Barbara, in onore della Santa martire e protettrice del borgo in cui sorge la cantina, appunto. Credo di aver raggiunto buoni risultati, grazie anche ai miei collaboratori, un grande team: oggi esportiamo il 52 per cento dei nostri vini, e se le Marche avessero la storia del Piemonte o della Toscana avremmo avuto risultati ancora maggiori: basti pensare infatti che il Verdicchio è il vino bianco più premiato. 

Luci ed ombre nel mondo del vino.

Il vino è importante sia al ristorante che a casa, specialmente in momenti come quelli attuali. La gente lo beve. È un elemento trainante della felicità, della spensieratezza. Fa ridere, scherzare, crea amicizie. La cosa negativa è che ce ne sono alcuni sopravvalutati. Credo di avere una grande dote che mi aiuta nel mio lavoro: il mio naso. Bevo da consumatore anche il mio vino. Sono molto critico prima di tutto sui miei vini, quindi. Il vino lo faccio col naso e poi ci mangio. E credo dunque di saperlo riconoscere.

Antonucci va a cento all’ora. Quali sono secondo te le caratteristiche di un imprenditore di successo?

Ho una gran voglia di fare. Oggi ho grinta più di prima. L’amore per il proprio lavoro e la voglia di fare sono le prime doti di un imprenditore di successo. A queste bisogna aggiungere l’umanità: faccio beneficenza per dare il mio contributo alla società. Siamo cosi partiti con un evento annuale, organizzato con Maria Luisa Quaglieri dello IOM JESI VALLESINA ONLUS, e un progetto artistico a quattro mani con Catia Uliassi a favore della Fondazione Dr. Dante Paladini Onlus di Ancona. Progetti concreti e tangibili di solidarietà che ogni anno permettono di raggiungere importanti risultati con le associazioni coinvolte.

Qual è la tua canzone del cuore?

In questo momento direi “Jerusalem”, il singolo del produttore sudafricano Kgaogelo Moagi, in arte Master KG, con voce della cantante Nomcebo. In generale, invece, ” Sapore di sale” di Gino Paoli, una delle più belle canzoni di tutti i tempi… colonna sonora di momenti indimenticabili.

Una donna nel mondo del vino che ammiri?

Mi piace esaltare il mio territorio, quindi cito due donne marchigiane. Innanzitutto Angela Velenosi, una grande imprenditrice. Poi Valentina Bertini, una grande professionista… di lei mi piace che ti fa bere i vini che ha bevuto lei.

Hai un sogno nel cassetto?

Sì, vorrei rendere felici tutte le persone che mi circondano donando il mio entusiasmo.

Un’emozione che non dimenticherai mai?

Il premio che mi hai dato il 2 ottobre agli Awards Food and Travel Italia, a Lavello. Hai premiato “Le Vaglie”, il mio primo vino… mi hai reso felice. Sono un uomo che vive di emozioni, l’ho già detto.

Cos’ è per te l’eleganza?

È una cosa molto personale. Ho una personal shopper che sceglie per me l’abbigliamento e gli accessori. Credo che l’eleganza sia un tocco di personalità che devi metterti addosso.

Cos’è per te l’amicizia?

È la cosa più importante del mondo. Ho quattro amici del cuore e sono convinto che senza gli amici non si vive.

Qual è la magia che esercita il vino?

Una magia che può scaturire in un momento, bevendo solo quel vino e pensando solo a quello.

Una cena io e te: scegli il ristorante, il menu e il vino

Vivendo tu in Piemonte, regione che io amo, scelgo il “Ciau del Tornavento” e il bravissimo chef Maurilio Garola. Come menu carne cruda battuta a coltello con tartufo bianco, agnolotti al plin, fonduta al Castelmagno con cardi, capretto, Gorgonzola. Il tutto bevendo Barbaresco e Barolo.

Awards Food and Travel Italia. Descrivili a chi non c’era.

Innanzitutto non posso che esprimere la grande emozione per il premio riservato al mio ” Vaglie 2019″ come Vino bianco dell’anno. Poi mi piacerebbe raccontare l’entusiasmo dei presenti, che parlavano di Food and Travel descrivendola come la più importante rivista del settore. E ancora il profondo senso di amicizia e di rispetto fra tutti. Uno dei momenti più magici è stato quando hai dedicato a Marjan Simčič la canzone ” Io vagabondo” dei Nomadi e abbiamo cantato tutti insieme. Questo è il sapore d’Italia che abbiamo sulla pelle e che ci rende unici nel mondo.

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