Puglia Rosé

da | 29 Lug 2020 | News

Puglia Rosé

Quando pensi alla Puglia pensi al mare, alle estati torride e ventose, ai tramonti infuocati, alle piazze silenziose nella controra, alla pietra che disegna i centri storici e le campagne generose. Ai campi di grano, alle distese ulivi (o quel che ne rimarrà…) ai vigneti accarezzati dalle brezze dei due mari. Nell’immaginario collettivo clima e paesaggio scattano una fotografia netta e dai colori vividi, nella quale il primo piano enologico non spetta più solo a un buon rosso da Negroamaro, Primitivo e Nero di Troia, ma anche alle loro magnifiche versioni rosa.  Un ventaglio di sfumature suadenti che raccontano una tipologia enoica che appartiene alla storia contadina e produttiva della Puglia, che richiede padronanza di tecnica e pazienza, controllo minuzioso e lavoro scrupoloso in cantina.  Quel che è certo che Puglia-Bollicine non è un’accoppiata assiomaticamente riconducibile alle calde terre pugliesi. O, forse, non ancora? Si va facendo strada, infatti, un “movimento” di bravissimi produttori sempre più a loro agio con remuage e pupitre, liquer d’expedition, cuvée e con ogni singola parola francese che scandisce fasi e rituali di quella miracolosa opera dell’uomo enologico che si rinnova nel metodo classico. E che nella vinificazione in rosa trova una intrigante interpretazione.

Un saggio di questo fermento è stata “Bolle Rosa”, ultima tappa della edizione numero dieci di Charme in Rosa, l’evento per eccellenza dedicato ai rosati di Puglia, organizzato dalla delegazione leccese di AIS, che ha dovuto “spacchettare” in tre appuntamenti molto più intimi l’iniziativa che ogni anno ha invece riunito intorno ai calici rosa migliaia di appassionati provenienti da tutta la regione. Impossibile da replicare in questo anomalo 2020.

Giuseppe Baldassarre, consigliere nazionale AIS, insieme a Fabrizio Miccoli e Nico Favale, relatori della delegazione leccese guidata da Amedeo Pasquino, hanno accompagnato la degustazione di (ben) sedici spumanti metodo classico pugliesi. E rosa.

Sedici etichette rappresentative delle diverse aree pugliesi che sanno (eccome!) regalare vini emozionanti che hanno dimostrato di riaggiornare il racconto enologico di una terra che ha già cominciato a dimostrare di non essere più solo patria di grandi rossi e rosati. 

Si è partiti dalla “nordica” Daunia per scendere giù giù sino al Salento, in “compagnia” di produttori straordinari di metodo classico, che soprattutto nell’utilizzo dei vitigni autoctoni riescono a ottenere versioni intriganti e capaci di descrivere un profilo più identitario.

Danius, Brut Rosè 

Pinot Nero 

Due cuori e una…cantina: Angelina Radatti e Francesco Toma nel 2013 trasferiscono il loro progetto di vita insieme nelle Cantine Re Dauno di San Severo, chissà forse ispirati dalla romantica leggenda che narra dell’eroe greco Diomede e la figlia di Re Dauno, Drionia, che si dichiararono amore eterno proprio in queste terre. Come omaggio alla sua amata, il nome della città Castrum Drionis, poi divenuta San Severo. La cantina, nei sotterranei di un palazzo degli anni Venti nel centro storico, è dedicata esclusivamente al metodo classico e a tre diverse etichette.  Una bella tonalità rosa antico, al naso rivela toni agrumati, scorza d’arancia e fragolina insieme a un leggero floreale e una delicata nota di lievito. Freschezza e toni agrumati che ritornano all’assaggio.

Pisan Battèl, Brut Rosè

Pinot Nero 

Un progetto a marchio nuovo che nasce nel 2017 con la solidità di una storia ventennale nel campo della vinificazione e spumantizzazione.  Oggi la Pisan Battèl è specializzata nel metodo classico. Una cantina settecentesca per l’affinamento a San Severo e le pendici del Gargano per accogliere i sei ettari di vigneti dove crescono vitigni autoctoni, come il Bombino Bianco e l’internazionale Pinot Nero. 

Riflessi ramati rendono più caldo il rosa antico di questo spumante che all’olfatto regala sentori di cipria, confetto e un floreale secco. Freschezza e sapidità all’assaggio che restituisce una leggera vena agrumata. 

7 Campanili, Libiam Brut Rosè

Pinot Nero 

Ancora San Severo, ancora Pinot Nero, ancora una cantina (piuttosto giovane) dedicata  esclusivamente al metodo classico. Toni ramati e un colore delicato, naso velatamente balsamico, erbe aromatiche, agrumi e un finale leggermente floreale. Astringenza, sapidità e tocco amarognolo.  

D’Araprì, Brut Rosè 

Montepulciano e Pinot Nero

Si deve alla loro intraprendenza visionaria, che è stata di esempio per tanti produttori, se oggi la Daunia si è conquistata l’etichetta di Franciacorta del Sud e se in tutta la Puglia oggi si producono grandi bollicine.  Nel 1979 danno vita alla loro incredibile storia di successo, credendo con la testardaggine propria di queste latitudini, in un vitigno fortemente identitario oltre che autoctono, il Bombino bianco. Con questo spumante però la maestria dei “Tre Moschettieri” di San Severo si concentra su vitigni altri, per un risultato dall’eleganza propria degli spumanti D’Araprì. Un delicato rosa antico e un naso intenso di fragolina di bosco, arancia, mandorla e un floreale di rosa. Fresco e lungo con finale lievemente amarognolo.

Ciatò, Regina Lucia Brut

Nero di Troia  

Siamo ancora in provincia di Foggia, ma a Castelluccio dei Sauri in località Valle del Forno. Quattro ettari di vigneti dedicati al Nero di Troia, terzo grande vitigno autoctono e storico pugliese, caratteristico della Puglia centro-settentrionale. In questo metodo classico regala uno splendido colore rosa cerasuolo, al naso ciliegia, lampone, rosa ed erbe aromatiche insieme ad un lieve lievito. All’assaggio freschezza e rotondità completate da astringenza e sapidità

Cantine Elda, Brut Nature

Nero di Troia  

Debutto da un paio di anni nell’universo spumanti per Elda Cantine di Troia, in provincia di Foggia, antichissima cittadina adagiata ai piedi dei monti Dauni. Uve biologiche Nero di Troia per questo spumante IGP Puglia dalle tonalità rosate tenui. Floreale delicato al naso insieme a frutta estiva, albicocca, pesca con sentori di lievito e una leggera balsamicità che ne accentua la freschezza e l’eleganza. Bocca piacevole, acidità e leggerissima vena amarognola. 

Tenute Chiaromonte, Chiaromonte Brut Rosè Metodo Ancestrale

Pinot Nero e Primitivo

Ci spostiamo ad Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, areale felice per il Primitivo Gioia del Colle, con una cantina le cui origini risalgono al 1826. Tenuta Chiaromonte rappresenta una delle più interessanti storie di successo che fanno grande il nome della Puglia. Partita come piccola azienda di famiglia è cresciuta di generazione in generazione per arrivare alla nuovissima e grande cantina odierna, con svariati ettari tra uliveti, ciliegeti e vigneti, nei quali custodi silenti della storia sono i vecchi alberelli di Primitivo coltivati a 300 metri sul livello del mare secondo metodi biologici. Tenute Chiaromonte deve la sua fama alle grandi interpretazioni di Primitivo in purezza dove la possenza alcolica è accompagnata da una grandiosa finezza. Metodo ancestrale per questo spumante IGP Puglia dal colore leggermente ramato. Al naso lampone, fragola, ciliegia e un tocco agrumato. Bocca fresca, succosa, sapida che restituisce le note fruttate. 

L’Archetipo, Susumante Brut Metodo Ancestrale

Susumaniello

Siamo a Castellaneta, ai piedi della Murgia barese, nella cantina di Francesco Valentino Dibenedetto – “agronomo e contadino dalla nascita” – che applica nei vigneti l’agricoltura sinergica che interpreta il pensiero di Masanobu Fukuoka, praticando una ’agricoltura sostenibile “in cui le sinergie tra tutti gli anelli dell’ecosistema sono finalmente innescate”. Cantina interamente in tufo e metodo ancestrale per questo spumante IGP Salento ottenuto da Susumaniello, vitigno storico recentemente recuperato, che regala toni cromatici più ricchi e un rosa cerasuolo. Naso delicato: ciliegia, amarena, rosa e una leggera nota di lieviti.  Bocca rotonda e piena, fresco con finale secco e agrumato.

Vespa Vignaioli, Noitre Brut

Negroamaro 

Un vino che celebra il legame tra Vespa padre (Bruno) e figli (Federico e Alessandro) che hanno abbracciato da poco il progetto della viticoltura pugliese. A quattro chilometri da Manduria, la città del celebre Primitivo, ha sede Masseria Li Reni, antica residenza gentilizia della seconda metà del ‘500, con 34 ettari in larga parte già vitati. Noitre è uno spumante rosa millesimato (trentasei mesi sui lieviti) da uve di Negroamaro allevate a Salice Salentino e firmato da Riccardo Cotarella. Rosa chiaretto, al naso delicate note di rosa, fragolina, melagrana, con leggeri spunti balsamici e di lieviti. Sorso equilibrato, fresco, lungo.   

Produttori di Manduria, Leggiadro Brut Rosè

Negroamaro 

Una lunga e felice storia che risale al 1928 (la cooperativa nacque poi 1932) quando un gruppetto di vignaioli intraprendenti si associa rilevando un vecchio stabilimento, destinato a diventare il cuore propulsivo di un’attività appassionata di promozione del Primitivo di Manduria.  La cantina oggi conta mille ettari di vigna (la cui metà ancora allevata ad alberello) e quattrocento piccoli artigiani del vino. 

L’enologo è Leonardo Pinto “patriarca degli enologi di Puglia” come lo ha definito Baldassarre, in attività dal 1969 e padre del Primitivo di Manduria, pioniere anche della spumantizzazione pugliese, con le sperimentazioni negli anni ’70 quando la tecnologia non era ancora di supporto.  Rosa antico delicato, naso fruttato pieno di albicocche, amarene e lampone, leggera vena balsamica e agrumata, delicata crosta di pane. Al sorso freschezza, morbidezza e fragranza. Secco con un finale piacevolmente amarognolo.

Gianfranco Fino, Simona Natale Brut

Negroamaro 

Simbolo di qualità enologica eccelsa in tutto il mondo, l’azienda di Gianfranco Fino nasce nel 2004 con un piccolo vigneto a Manduria di poco più di un ettaro, oggi diventati quasi 15. Elemento identitario della cantina, quello di produrre vini da vigne molto vecchie, che vanno dai 50 ai 90 anni, allevate ad alberello pugliese. Gianfranco Fino è anche socio fondatore dell’Accademia dell’Alberello che si occupa proprio di tutelare questa antichissima forma di allevamento. Dedicato alla moglie Simona Natale, che lo affianca in cantina, ha un bellissimo colore rosa corallo. Al naso rivela una splendida complessità: frutto maturo di fragola, melagrana e prugna, spezie dolci e toni tostati di caffè e nocciole con un sottofondo floreale delicatissimo. Sorso importante, sapido, elegante con finale dolcemente astringente.

Tenute Rubino, Sumarè Brut Rosè 

 Susumaniello

Luigi Rubino ha legato il suo nome al recupero e alla valorizzazione di un vitigno storico che era quasi scomparso, il Susumaniello. Varietà storica del brindisino, dove si trova la cantina con i vigneti in Contrada Jaddica, appena fuori Brindisi, abbracciati dall’oasi naturalistica Canale Giancola, autentico paradiso di biodiversità. Considerato un vitigno minore, dimenticato dai produttori a causa della scarsa produttività che acquisisce negli anni (in partenza al contrario è molto produttivo tanto che un tempo venivano caricate le ceste sui dorsi dei somari, da cui il nome), Rubino ne ha saputo cogliere l’eleganza innata, tanto da farne diverse interpretazioni.   Il Sumarè Brut Rosè IGT Salento (30 mesi sui lieviti) da vendemmia precoce ha un colore rosa salmone tenue con un naso complesso: fruttato rosso non molto maturo, delicatissimo floreale, spezie, leggera crosta di pane.  Sorso sapido, intenso e lungo. 

Somm’a4, Brut Rosè

Negroamaro e Chardonnay 

Giovanissima azienda nel brindisino, che vede in squadra quattro amici sommelier con il pallino per il metodo classico.  Somm’A4 Brut Rosé è la prima linea di produzione che ha scelto di “sposare” il Negroamaro rosato in blend con lo Chardonnay. Rosa salmone leggermente ramato, naso fruttato essenzialmente di piccoli frutti rossi poco maturi con una leggera nota floreale di rosa. Freschezza, sapidità al sorso leggermente ammandorlato.

Rosa del Golfo, Brut Rosè

Negroamaro e Chardonnay

Una cantina nata un paio di secoli fa nel Salento leccese, ad Alezio, dalla famiglia Calò che poi ha legato il suo nome a quello del famosissimo rosato, il Rosa del Golfo, ispirato ai colori del golfo di Gallipoli, che dall’anno della sua prima uscita, il 1963, ha riscosso un successo tale da essere a lungo il vino più conosciuto del Salento. Il Brut Rosè è la versione spumantizzata di quella fortunata etichetta, primo spumante rosa da vitigno autoctono pugliese fatto con uve di Negroamaro. Colore rosa cipria, ha un naso intrigante di piccoli frutti rossi, agrumi e rosa delicata. Freschezza ed equilibrio al sorso, con finale succoso, sapido e vagamente agrumato.  

Cantele, Rohesia Brut Rosé

Negroamaro

Dalle stesse uve da cui nasce il celebre “Teresa Manara”, prende vita la versione spumantizzata considerata dai produttori il suo perfetto alter ego. Siamo a Guagnano, nelle terre del Negroamaro e la scelta della famiglia Cantele per questo metodo classico si posa su un dosaggio contenuto (solo 3,5 grammi/litro) per non “tradire l’espressione autentica del vitigno e del terroir” e su un lungo periodo di affinamento, di almeno 30 mesi. Rosa corallo, un naso intenso di ciliegia, lampone e agrumi con un leggerissimo floreale sullo sfondo. Bocca imponente, freschezza, eleganza con finale agrumato e sapido.

Leone de Castris, Five Roses Anniversario

Negroamaro

Salice Salentino DOC millesimato che nasce con la vendemmia del ’93 per celebrare i cinquant’anni del Five Roses, il più antico rosato imbottigliato d’Italia. Non è l’unico primato della storica cantina (fondata nel Seicento) che già agli inizi dell’’800 è tra le prime ad esportare il vino sfuso negli Usa, passando poi all’imbottigliamento nel 1925. Alla vista regala una bella nuance rosa antico con riflessi rame, mentre al naso si concede con la freschezza di piccoli frutti rossi, erbe aromatiche, agrumi e frutti estivi come pesca e albicocca. Completano lievito ed erbe aromatiche.  Bocca suadente ed elegante. Freschezza e vena sapida.

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