Un viaggio esperienziale per conoscere l’Italia e il mondo attraverso l’universo del vino

Poker d’Assi 32

Poker d'Assi 32
A cura di Luca Gardini
2 Mar, 2021

Ed eccomi a voi con il Poker d’Assi 32!

Per questo Poker d’Assi 32 ritorno molto volentieri in Alto Adige, per fare tappa a Chiusa, in Valle Isarco, dove ha sede Cantina Valle Isarco.

CANTINA VALLE ISARCO

Cantina cooperativa che capitalizza il lavoro di 135 soci nei 150 ettari complessivi coltivati.

Grande varietà di sottosuoli ed esposizioni, con una ottima linea di vini.

Scelgo questo Alto Adige Valle Isarco Sylvaner DOC Sabiona 2018, conferma di una grande vocazione sui territoriali.

Un piccolissimo clos a 650 metri, inserito all’interno del Monastero benedettino omonimo, originario della fine del XVII° secolo, terreni alluvionali misti a diorite.

Profilo olfattivo complesso, cedro candito, pesca-noce bianca, tocco iodato e officinale, di salvia.

Bocca tesa, densa e salina, chiusura con ritorno fruttato/officinale.

CANTINA RINALDI

Mi sposto verso il Piemonte, per arrivare alla corte di uno dei grandissimi protagonisti del Barolo, ovverosia cantina Rinaldi.

Mancato Giuseppe, sventuratamente, nel 2018, ora l’attività è portata avanti dalla figlia Marta, nel rispetto delle geniali intuizioni del padre.

Si lavora, infatti, sempre con fermentazioni spontanee e lunghe macerazioni sulle bucce, capaci di originare vini dalle incredibili capacità evolutive.

Mi colpisce in particolare questo Barolo DOCG Tre Tine 2017, che assaggio in anteprima.

Pulsante e vibrante, è uno dei prodotti irrinunciabili delle Langhe.

Da vigneti in Cannubi, San Lorenzo e Ravera e lunghe macerazioni spontanee sulle bucce, naso di lampone e ribes rosso, tocchi di buccia di arancio e gardenia.

Bocca succosa, tannini salmastri, finale con ritorno agrumato e floreale.

CANTINA TUNIA

Lascio controvoglia uno degli scrigni della sapienza enologica del nostro paese, per arrivare di certo in un altro luogo-cardine, a Civitella in Val di Chiana, splendido anfratto della provincia di Arezzo dove le testimonianze della coltivazione della vite risalgono addirittura ed epoca longobarda.

Qui nel 2008 nasce cantina Tunia (nome che deriva dalla divinità etrusca che vigilava sulla maturazione dei frutti), il prodotto dei sogni di tre quarantenni, Francesca, Andrea e Chiara, già decisi – ai tempi – di condurre i loro vigneti (con piante vecchie anche di cinquant’anni) in regime biologico.

Sangiovese, Colorino, Canaiolo, Trebbiano, completati da Cabernet Sauvignon e Vermentino.

Etichette di bella personalità.

Ne è prova, infatti, questo Toscana Bianco IGT Chiarofiore 2014, blend Trebbiano/Vermentino da quattro diverse vendemmie, partendo da una prematura per arrivare ad una lievemente tardiva.

Un vino unico, dal naso di albicocca disidratata, tocchi ammandorlati, sentori balsamici, di eucalipto.

La bocca è salata, croccante, di bella persistenza, il finale ha ritorno fruttato.

TENUTE IACOVAZZO

Scendo ancora, approdo a Contrada Saldone, due passi da Matera e dalla costa Jonica del Metapontino, una terra dalla rinomanza vitivinicola già nota ai Greci, che la ribattezzarono Enotria (ovverosia terra del vino).

Tenute Iacovazzo, cioè i fratelli Giuseppe e Carlo, si occupano di proseguire questa tradizione, puntando soprattutto sui territoriali.

Questo Basilicata IGP Primitivo Primàtem 2016, da Primitivo in purezza, è sicuramante il fiore all’occhiello della produzione.

Susina selvatica, cenni di macchia mediterranea, tocchi di maggiorana, pepe rosa e finale balsamico.

La bocca è densa e tesa, i tannini salmastri, la chiusura con ritorno fruttato-speziato.

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