Un viaggio esperienziale per conoscere l’Italia e il mondo attraverso l’universo del vino

Poker d’Assi 21

Poker d'Assi 25
A cura di Luca Gardini
22 Gen, 2021

Eccomi di nuovo da voi con il Poker d’Assi 21.

Nel Poker d’Assi 21 altri quattro, imperdibili assaggi dell’immenso patrimonio vitivinicolo della nostra splendida penisola.

Prima tappa a Martignano, due passi da Trento, dagli amici di Maso Martis.

Ho sempre avuto un debole per il progetto sostenibile di Antonio e Roberta Stelzer in ambito Trendodoc.

12 ettari di Chardonnay, Pinot Nero e Meunier coltivati su terreno calcareo.

Pulizia e rigore in bottiglia.

Grande lavoro sia in vigna che in cantina, come dimostra, tra gli altri assaggi, questo Trentodoc Blanc de Blancs, sorta di monumento alle potenzialità dello Chardonnay trentino.

Naso con tocchi di bergamotto, salvia, finale con sentori mentolati.

Bocca sapida, tesa, persistente, chiusura con ritorno agrumato e officinale.

Mi rimetto in viaggio per ritrovarmi alla corte di Francesco Paolo Valentini, da Valentini, a Loreto Aprutino.

Un produttore che davvero non ha bisogno di presentazioni.

La cantina, rilanciata dal padre Edoardo ma esistente fin dal 1600, è davvero uno dei patrimoni vitivinicoli italiani.

Come lo è il suo Trebbiano d’Abruzzo DOC 2016, un vino-simbolo del rapporto viscerale dell’uomo con la terra, e di quello che la terra, se trattata con devozione, può restituire.

Naso di complessità inimmaginabile, cedro, albicocca, tocchi balsamici, di eucalipto.

Bocca croccante, incredibilmente densa e compatta, ma anche succosa, sapida e persistentissima.

Ancora mezzo frastornato dagli assaggi proseguo, per arrivare a Matera, presso l’azienda Casal Dragone, realtà che esiste sul territorio fin dai primi anni del ‘900, ed è arrivata ora alla sua quinta generazione.

Vino molto significativo della produzione di casa è questo Matera Moro DOC Il Dono 2018, blend di Cabernet Sauvignon 60%, Primitivo 30%, Merlot 10%, che nasce da uve vendemmiate dopo lieve appassimento in pianta. Grande ‘mano’ evidente fin dal naso, che sa di visciole e mora, con leggera traccia di gardenia, poi tocchi di cannella. Bocca densa e compatta, succosa, con tannini salmastri e ritorno di frutta di sottobosco.

Concludo il mio ‘tour’ fermandomi, sulla via del ritorno, presso la cantina De Sanctis, grandissima interprete di una tipologia dalla tradizione solida come il Frascati DOC di cui a mio avviso non si parla abbastanza.

L’azienda condotta da Luigi, peraltro, secondo i criteri della sostenibilità, tanto da ottenere vini certificati bio, è una di quelle rigorose e peculiari realtà di cui non mi stancherei mai di parlare.

Il loro Frascati DOC 496 è un esempio lampante di questa filosofia. Naso di chinotto, pesca-noce dalla polpa bianca, una bella iodatura sul finale.

Bocca succosa, sapida con ritorno fruttato e officinale talmente piacevole che non posso non immaginarlo in abbinamento con tutti i (meravigliosi) piatti della tradizione territoriale. Un matrimonio perfetto.

Al prossimo Poker d’Assi!

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