Un viaggio esperienziale per conoscere l’Italia e il mondo attraverso l’universo del vino

Poker d’Assi 17

Poker d'Assi 17
A cura di Luca Gardini
21 Dic, 2020

Il Poker d’Assi 17, un nuovo viaggio per l’Italia enologica, al fine di scovare chicche da segnalarvi.

Il Poker D’Assi 17 è un appuntamento molto speciale, con un fulcro altrettanto particolare tra Piemonte e Lombardia.

E per il Poker d’Assi 17 partiamo allora proprio dalla Lombardia, per l’esattezza dall’Oltrepò Pavese, territorio dalla vocazione vitivinicola marcatissima.

CANTINA TRAVAGLINO

Cantina Travaglino, una cantina dalla tradizione quasi millenaria, con una vocazione preponderante per gli spumantizzati eleganti ed ambiziosi.

Ad esempio questo Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG Brut Millesimato Vincenzo Comi 2011, un Pinot Nero in purezza che non tradisce le attese.

Ben 60 mesi sui lieviti, melograno, con tocchi di bergamotto e officinali, di timo, bocca tesa, bollicina croccante e persistente.

GANCIA

E via, allora, verso le Langhe, con una sosta graditissima a Canelli, presso una delle realtà che hanno scritto la storia della viticoltura peninsulare, ovverosia Gancia.

Proprio pochi giorni fa è stata presentata una raffinatissima bottiglia celebrativa dei 170 anni di storia della cantina.

Un Alta Langa DOC Riserva Cuvée 170 Mesi 2005, cuvée paritaria di Pinot Nero/Chardonnay affinato per ben 170 mesi sui lieviti, con dosaggio zuccherino minimo.

Piccoli frutti rossi al naso, tocchi di maggiorana e spezie dolci, di cannella, bocca densa, bollicina compatta, persistenza eccellente.

L’ASTEMIA PENTITA

E poi via verso Barolo, prima presso il ‘sogno realizzato’ di Sandra Vezza, che aprendo l’originalissima e coloratissima L’Astemia Pentita, proprio sulle Colline dei Cannubi, ha celebrato il suo ‘ravvedimento’ consacrandosi alla produzione vitivinicola.

Ho apprezzato in particolare il Barolo DOCG Riserva Terlo 2016, che hanaso di mora di rovo e ciliegia sotto spirito, con chiusura sui toni dell’alloro, bocca con tannini sapidi e finale speziato, con ritorno balsamico.

GIUSEPPE MASCARELLO E FIGLIO

Concludo il mio ‘tour’ da una cantina che ho sempre a cuore, ovverosia Giuseppe Mascarello e Figlio.

Il loro Barolo DOCG Monprivato 2016, che nasce da sei ettari di terreno di origine miocenica, marnoso, con esposizione a sud-ovest, già censito come vigneto nel 1600, successivamente indicato come uno degli 11 ‘premier cru’ del Barolo, è un vino dalla grandissima tensione e insieme freschezza, che riesce a stupirmi ad ogni sua uscita.

Frutto rotondo, intenso e concentrato.

Naso di sottobosco, mora, timo e foglia di pepe, alla bocca eleganza, traccia mentolata e bella spalla acida, di lunghissima persistenza.

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