Un viaggio esperienziale per conoscere l’Italia e il mondo attraverso l’universo del vino

La Famiglia Carpenè

da | 31 Mar 2020 | Storie di Famiglia

Cinque Generazioni della Famiglia Carpenè, impegnata sin dal 1868 nella produzione di Spumanti e Distillati. Storia, tradizione, ricerca e tecnologia, la ricetta di grandi successi nel perseguimento continuo dell’eccellenza. 

Carpenè Malvolti panoramica

Fu l’inseguimento di un sogno, che nel 1868 fece nascere la Carpenè Malvolti. Il sogno era quello di Antonio Carpenè, che voleva riuscire a produrre anche in Italia quel vino spumeggiante e festoso che fino ad allora solo i Francesi sapevano fare. 

Antonio Carpenè convinto garibaldino, dopo essersi laureato a Pavia in chimica, nel 1866 combatté a Bezzecca. Grande uomo di cultura ebbe un incarico all’università di Bologna, anche se le lezioni preferiva tenerle dall’alto di una sedia o di un carretto nelle piazze venete, dove esortava i contadini ad aggiornarsi. Trasformò la sua passione per la Patria in amore per la terra e per la vite, pianta che meglio di ogni altra rappresenta il carattere di un Territorio e l’anima dei suoi abitanti. 

L’originalità di questo Scienziato Garibaldino emerse anche nei nomi dei suoi figli: Rubidio il secondogenito ed Etile il quartogenito, al quale spettarono in seguito le redini della Cantina. È risaputo che volesse chiamare la sua terza figlia Enocianina (uno dei pigmenti della buccia dell’uva) ma incontrò il rifiuto della moglie, che preferì optare per un nome più normale quale Maria. Per non venir meno alla tradizione la stessa Maria, parecchi anni più avanti, scelse Iridio come nome per suo figlio confermando la tradizione dei chimici Carpenè. 

Mentre si pensava all’Unità d’Italia, il chimico garibaldino sognava di avviare una cantina che producesse vini veneti ed una Scuola Enologica dove poter divulgare la cultura ed il rispetto per la terra e la vite; il patrimonio più importante per la gente di Conegliano e dei colli intorno, coltivati a vite anche duemila anni prima. Per gli abitanti di quelle terre, il vino era il prodotto più importante già nel Cinquecento come testimoniano gli apprezzamenti dell’Imperatore Carlo V di passaggio nel 1532 – che lo definì eccellentissimo – e nel 1574 al passaggio di Enrico III Re di Polonia – che si recava a Parigi per diventare il sovrano della Francia – la comunità fece sgorgare dalla fontana del Nettuno il vino bianco dei colli. 

Fu l’accademico Francesco Maria Malvolti a citare per la prima volta il Prosecco nei resoconti di una riunione del 1772 all’Accademia di Agricoltura, mentre nel 1850 il conte Marco Giulio Balbi Valier isola e seleziona il vitigno del Prosecco. E’ in questo contesto ricco di stimoli ed in questo Territorio particolarmente vocato alla coltivazione dell’allora vitigno Prosecco – oggi denominato Glera – che Antonio Carpenè, chimico, studioso e ricercatore, in contatto con Köch, Pasteur e con i più importanti Scienziati dell’epoca, scrive i suoi trattati di enologia e si avvicina all’agricoltura esortando i contadini a credere nella terra, nella qualità dei prodotti e ad investire sui filari. 

Da questi incitamenti, da questi consigli gridati con passione da pulpiti improvvisati nelle piazze nasce quel rapporto di fiducia e di stima che ancora oggi lega i moderni Viticoltori e la Cantina. 

Nel 1868, Antonio Carpenè fonda lo Stabilimento Vinicolo Trevigiano con annessa distilleria a vapore, come recita un’insegna di fine Ottocento. Così Antonio riuscì a portare a termine quella che lui stesso considerava la sua missione: fondare una società con l’obiettivo di fornire al consumatore vini di alta qualità della Marca Trevigiana. 

La Carpenè Malvolti, fu la prima in Italia a produrre Spumanti, utilizzando sistemi qualificati e scientificamente controllati e non empirici come era uso all’epoca. 

Ad Antonio Carpenè và anche il merito di aver perfezionato il metodo Charmat in Italia, applicandolo con decisive ed importanti modifiche al Prosecco.

Paesaggio Conegliano Valdobbiadene

L’amore per la terra, per la cultura e per il vino, portò Antonio Carpenè a fondare la Scuola Enologica di Conegliano, che fino alla riforma Gentile fu una sorta di Ateneo del Vino ed ancora oggi è uno degli Istituti più prestigiosi d’Italia. Per l’impegno profuso a favore della crescita dell’Enologia Italiana e per aver fatto di Conegliano la patria del Prosecco – a cui dal 2009 è stata riconosciuta la D.O.C.G. – la città ha dimostrato la propria riconoscenza intestandogli una strada ed un busto in suo onore è stato posizionato davanti alla Scuola Enologica a cui da sempre sono rimasti legati tutti i discendenti Carpenè; dal 2002 gli è stata anche dedicata la sede del Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia. Ad Etile spettò il merito di aver fatto risorgere la Carpenè Malvolti in seguito alla distruzione avvenuta durante la Prima Guerra Mondiale, nonché di essere stato il primo a chiamare il Prosecco con il nome del vitigno, inserendo in etichetta la dicitura “Prosecco Vino Pregiato Amabile dei Colli di Conegliano”. Una determinazione che pioneristicamente conferisce al Vino Spumante prodotto su base Glera una precisa identità ed una specifica collocazione geografica, andando ad anticipare di 45 anni il primo riconoscimento ufficiale della denominazione D.O.C. – avvenuto nel 1969 – e di 85 anni quello della D.O.C.G. risalente invece al 2009.

La fondamentale importanza che ha caratterizzato a suo tempo tale determinazione, tanto per l’Impresa quanto per il Territorio nel suo complesso, ha fatto sì che la Famiglia ne traesse nel 2019 – in occasione del 95° Anniversario dalla prima iscrizione in etichetta della dicitura Prosecco – nuovi spunti per celebrarla. Lo ha fatto lanciando il “1924 Prosecco”, selezione unica e prima dedicata al Vino Spumante delle origini, che incarna la quintessenza dell’impegno operato dalle cinque Generazioni della Famiglia Carpenè e racconta la propria storicità anche attraverso il packaging, riproduzione vintage della prima etichetta commercializzata dalla cantina proprio nel 1924. 

È in quegli stessi anni in cui si compiva tale determinazione che a Conegliano nasce, sulla scia della passione per la ricerca che i Carpenè hanno da sempre saputo trasmettere ai loro concittadini, anche la stazione Sperimentale di Viticoltura ed Enologia a dimostrazione della voglia di crescere della cittadina, dando vita ad un’istituzione dedita in maniera specifica alla ricerca scientifica capace di risolvere i tanti problemi che quotidianamente si presentano ai Viticoltori. 

Sotto la guida di Etile, la Carpenè Malvolti iniziò la produzione della grappa nell’inconfondibile bottiglia a zucchetta, che tuttora rientra nella proposta della Cantina. L’idea della bottiglia a forma di zucca gli venne prendendo spunto dalla tradizione dei Contadini della zona, che utilizzavano delle vere e proprie zucche secche e svuotate, come contenitori per una bevanda a base di acqua e grappa, che si portavano appresso per dissetarsi durante il lavoro nei campi. Per chiudere questa sorta di contenitore, utilizzavano dei tappi ricavati dal torsolo delle pannocchie di mais. 

La bottiglia di grappa a zucchetta della Carpenè Malvolti, nasce infatti con un tappo a tutolo, di sughero con all’estremità superiore un pezzo di pannocchia per ricordare questa tradizione. 

La tradizione di Famiglia si ripete nei nomi delle Generazioni successive ed anche nell’impegno per la produzione di vini di qualità e per le continue innovazioni tecnologiche applicate in Cantina, non venendo mai meno ai valori tradizionali ed al rapporto con i Viticoltori.

Il successore di Etile è Antonio, laureato a Bologna e Cavaliere del Lavoro, che apportò importanti cambiamenti ed innovazioni alla Cantina, dopo averla fatta risorgere in seguito alla Seconda Guerra Mondiale, quando era divenuta presidio delle truppe alleate. Negli anni 1934-38 fu Antonio, ancora studente universitario, a perfezionare l’attuale sistema di produzione del Prosecco, ad impegnarsi nella sua difesa sul piano legislativo ed a introdurre continue migliorie tecnologiche, oltre che a condurre un intenso piano di espansione per far assumere all’Impresa le attuali dimensioni. Fu sempre la Carpenè Malvolti – insieme a Gancia – una delle prime Cantine in Italia a produrre Vini Spumanti secondo il metodo Champenois (seconda fermentazione in bottiglia) e, nel 1975 Antonio – insieme ad altri nove produttori italiani di spumante – fondò l’Istituto Italiano Spumante Metodo Classico, per garantirne la qualità ed educare il consumatore Italiano ad apprezzare lo Spumante Italiano, dal 1996 denominato “Talento” ed identificato da una “pupitre” stilizzata. Istituto del quale è stato Presidente fino al 2001 Etile – Quarta Generazione dei Carpenè ed attuale Presidente dell’Azienda – continuando la tradizione di Famiglia nell’impegno per la valorizzazione del Prosecco nel mondo.

Etile Carpenè, laureato in chimica pura all’Università di Ferrara, uomo di grande cultura, seguendo la tradizione di Famiglia, è continuamente impegnato nella ricerca e nell’innovazione, con l’obiettivo di porre l’Azienda sempre all’avanguardia tecnologica.

La figlia Rosanna – Quinta Generazione – cresciuta tra i grappoli di Prosecco e l’odore del mosto, da anni si dedica all’Impresa e rappresenta il “volto giovane” di un mondo che affonda le radici nel Territorio, da cui trae energia per guardare al brillante futuro di un vino, nato dal sogno del suo bisnonno ed oggi divenuto uno dei simboli dell’Italian life style nel mondo. 

Un sogno che nel 2018 ha traguardato la tappa del 150° Anniversario dalla Fondazione dell’attività d’Impresa, rimasta saldamente in mano alla Famiglia Carpenè che ancora oggi prosegue sullo stesso percorso tracciato dal Fondatore in termini di innovazione di prodotto ed altresì di processo. Così come anche nelle strategie di marketing e comunicazione, da sempre risorsa imprescindibile nella conduzione dell’attività imprenditoriale, supportata da strumenti comunicativi perfettamente in linea con i tempi storici in cui le campagne si sono collocate. 

Il successo del Marchio – e del Prosecco più in generale – a livello Nazionale ed Internazionale è ascrivibile altresì ai rapporti di collaborazione, Istituzionale e non, che hanno accompagnato l’Impresa e la sua storia, idealmente ripercorsa nel corso del 150° anno di attività con una serie di eventi atti a coinvolgere tutti gli interlocutori con cui l’Impresa stessa si è pregiata di interagire, al fine di agevolare lo sviluppo economico – prima ancora che individuale – del Territorio nel suo complesso.

Nella visione prospettica di Antonio Carpenè, c’era anche un altro progetto ambizioso da portare a compimento. Aveva infatti per primo intravisto le potenzialità che il Territorio avrebbe potuto esprimere se al lavoro compiuto già egregiamente dalla natura si fosse aggiunto l’impegno dell’uomo nel mantenerlo e 

preservarlo. Perché lo stato attuale di conservazione dei vigneti del Prosecco è il risultato di un importante lavoro di adeguamento non del Territorio all’attività dell’uomo bensì il contrario. 

Non è la terra che si trasforma ma l’approccio dei Viticultori alle caratteristiche dei propri vigneti e Antonio Carpenè lo aveva capito prima di chiunque altro, scegliendo di condividere il suo sapere con i Viticultori affinché si potesse giungere, un giorno, alla messa a sistema del Territorio, risollevandolo dall’incuria in cui versava a metà Ottocento e rendendolo produttivo, in prospettiva di riportare benessere alle Famiglie e decoro al Paesaggio. 

Oggi, anche quell’ambizioso progetto ha trovato realizzazione, con il riconoscimento ufficiale delle Colline di 

Conegliano e Valdobbiadene come uno dei Siti Patrimonio dell’Umanità Unesco, ottenuto a Luglio 2019 nella conferenza di Baku, in Azerbaijaan. 

Un lungo e meticoloso lavoro di ricostruzione storica durato oltre dieci anni, per un obiettivo raggiunto capitalizzando e mettendo a frutto gli insegnamenti impartiti fin dall’inizio da Antonio Carpenè e da allora in poi tramandati alle generazioni successive. 

L’eredità di Antonio Carpenè lasciata al Territorio in termini culturali e scientifici ha dunque un valore inestimabile; le sue innumerevoli ed autorevoli pubblicazioni sono state e sono ancora oggi fonte di ispirazione per tutti poiché in esse si possono leggere dettagliatamente sia le pratiche agronomiche che i metodi enologici, le componenti sociali ed economiche, i caratteri fisici e pedoclimatici finanche gli aspetti colturali del Prosecco e non solo. Oggi Antonio Carpenè sarebbe certamente fiero del lavoro che è stato fatto seguendo i suoi princìpi e di quel cambio di mentalità, che si auspicava a tutti i livelli, dai contadini ai tecnici fino alla classe politica, capace di dare sviluppo ad un Territorio.

Il rapporto tra il mondo culturale ed imprenditoriale per la Carpenè Malvolti e per la Famiglia si perpetra proficuamente ancora oggi con Rosanna – esponente della quinta Generazione – che negli ultimi anni è giunta alla Presidenza della Fondazione Istituto Tecnico Superiore per le Nuove Tecnologie per il Made in Italy del comparto Agroalimentare e Vitivinicolo. 

La Carpenè Malvolti, in stretta collaborazione con oltre 100 storici Viticoltori, opera con due siti produttivi: la sede storica di Conegliano, al n° 1 della via dedicata al Fondatore, e quella di Follina. 

Rosanna ed Etilia Carpenè

La Cantina oggi è presente in 65 Mercati Esteri – risultando esser leader in molti di essi così come in Italia – con una produzione ripartita tra il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G., i Distillati ed in particolare Brandy e Grappa, ma anche il Rosé Brut ed il Metodo Classico. E la sfida continua nella costante ricerca di anticipare le nuove tendenze e modalità di consumo.

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