Italia…questa sconosciuta

da | 8 Mag 2020 | News

Siamo stati alle Maldive, ma mai a Fetovaia. Conosciamo la California, ma non le Marche. Mangiamo la Papaya, ma non i Tarocchi Siciliani.

Produciamo e importiamo interi “cargo” di prodotti di scarso “valore aggiunto” dall’Estremo Oriente, per sfruttare manodopera locale a basso costo. Inquiniamo con attività produttive poco etiche e responsabili. 

Tutto ciò non è più “sostenibile”. 

Per salvare il Pianeta dobbiamo modificare i nostri comportamenti, sia nella “domanda” che nell’“offerta”. La mia non è una visione vetero-autarchica. Ma di ineluttabile buon senso. Quanto sta avvenendo in questi anni, dalla crisi climatica ai virus che uccidono e, soprattutto, affossano intere economie, ci dice che la Terra è ai limiti della sopportazione. 

Consumare meno, consumando meglio, è categorico. La crisi, ambientale ed economica, suggerisce non solo di “consumare Italia per salvare l’Italia”, ma di tornare a produrre vicino al consumatore, come stanno facendo molte aziende, nel nostro Paese e nel mondo. Certo ci sono produzioni di territori che rappresentano delle esclusive locali, non replicabili altrove. Ma sono prodotti di valore per i quali possiamo anche giustificare trasferimenti che sono sempre in quantità sostenibili proprio perché di qualità. Così come non sarebbe giusto limitare gli spostamenti degli esseri umani. 

Usare il buon senso ai fini della sopravvivenza dell’intero Pianeta e di chi lo abita invece si deve. 

Per visitare Roma o il Grand Canyon ci si deve fisicamente recare. Per bere un buon vino, vale la pena di fargli fare il giro del mondo, soprattutto dal nostro punto di vista italico. Ma i giocattoli per i nostri figli potremmo produrli in Italia o in Europa, senza far loro attraversare il Pianeta per qualche euro di profitto in più.

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