Un viaggio esperienziale per conoscere l’Italia e il mondo attraverso l’universo del vino

Il Toro beve rosso

da | 24 Apr 2020 | Astrowine

Toro, longevo figlio di Venere che predilige il rosso. E la buona tavola.

Se vede rosso… lo beve! Il Toro, segno che “regna” in questo periodo dell’anno – 21 aprile-20 maggio – è infatti il gaudente dello Zodiaco, un figlio delle stelle che ama i piaceri della vita: il cibo, il sesso, dormire, l’arte, la moda, la natura (è il simbolo della Grande Madre),  la musica, gli animali… e naturalmente il vino, appunto. Purché sia buono: potente, sontuoso, un po’ visionario ma comunque equilibrato, perché Venere, pianeta della bellezza e dell’armonia che governa il segno, vuole così. E poi longevo: il Toro, nonostante gli stravizi, gode in genere di ottima salute, e di vita piuttosto lunga. 

Anche perché l’età, in genere, gli fa un baffo: vedere per credere Elisabetta II d’Inghilterra, in arte the Queen, e poi Al Bano, Fiorello, Al Pacino, George Clooney e le bellissime sempreverdi Uma Thurman, Michelle Pfeiffer, Penelope Cruz, Laetitia Casta. Un bel Brunello di Montalcino, quindi, oppure un Barolo, un Aglianico del Vulture, un Copertino: vini che presuppongono grandi storie e sfumature alquanto diverse, e però accomunati dall’armonia che esprimono in un bicchiere e dal piacere che sanno regalare ai fortunati di turno. Magari davanti a un caminetto acceso, con una colonna sonora degna dell’occasione: musica lirica oppure classica, una compilation di Tony Bennett, di Frank Sinatra (magari in duetto con Bono Vox, Toro) o di Burt Bacharach (altro strepitoso figlio di Venere che a 92 anni ancora batte le carte: l’ho visto qualche anno fa in concerto all’Auditorium di Roma, aveva 86 anni e ancora cantava e suonava da dio). 

Musica elegante, quindi, ma che non deve in alcun modo distogliere il nativo dal Momento Supremo: la tavola. E in questo non chiede poi molto. Qualità, certo, ma anche semplicità, da par suo: perché il Toro, in fatto di preferenze, è alquanto lineare e abitudinario. Non dategli piatti complicati, non presentatevi al suo cospetto con estemporanei onirismi da chef mediatico. Vi manderà a quel paese per direttissima, e rischierete di perdervi la seconda fase dell’incontro, il famoso “dopocena”: disciplina in cui il Toro eccelle alquanto, essendo appunto anche l’ars amatoria ricompresa tra le attività venusiane. Come la cucina.

A tavola, infatti, il Toro pretende qualità, genuinità, tradizione, sostanza: “spaghetti al pomodoro anziché orate al cacao” – giusto per non citare Aaron Rutigliano, imprenditore pugliese che si è inventato a Londra il gettonatissimo ristorante italiano “Gola” (indovinate di che segno è? Toro). E poi lasagne, timballi, focacce e parmigiane, stracotti, brasati e spezzatini anziché nouvelle cuisine: se volete conquistarlo fate un corso accelerato di cucina della nonna e lo avrete ai vostri piedi. E poi naturalmente, volendo firmare il vostro capolavoro – la sua resa incondizionata, che è come fare tombola: è uno dei partner più affidabili dello Zodiaco – stappategli appunto una bella bottiglia di rosso strutturato, profumato, rotondo, gagliardo. Proprio come lui, Sua Maestà il Toro.

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