Graticciaia 2016 Agricole Vallone, elogio della lentezza

da | 8 Feb 2022 | News, Territori

Marco Mascellani e Francesco Vallone

Una delle cose che giocoforza abbiamo avuto il piacere di riassaporare in questi tempi pandemici è stata la lentezza. Un approccio alla vita che in realtà ci è sempre appartenuta (specie qui, nelle latitudini più meridionali dello Stivale) ma che nella smania di vivere nei modi imposti dai “tempi moderni” abbiamo smarrito, piegandoci al fare di tutto e di più e sempre di corsa, ad essere iper-connessi, iper-frenetici e, dunque, iper-frustrati.

Poi venne il Covid. E il lockdown, le bandiere alle finestre, il pane lievitato in casa, il corollario di promesse sul diventare tutti migliori e la lentezza imposta dall’impossibilità di vivere una vita “normale”.

Il ritmo del Mondo

Poco è stato rispettato, a dire il vero, dei propositi di quei giorni. E anche del ritmo nuovo di cui tutti ci siamo stupiti rimane poco o niente: i tempi dilatati, la calma nell’affrontare gli impegni e assolvere agli obblighi quotidiani, tutto è stato velocemente dimenticato con il ritorno alla routine e la fine delle quarantene. 

Eppure il mondo sembrava che avesse cambiato il suo ritmo, i tempi non sembravano più impartiti da un metronomo impazzito, c’eravamo illusi di essere rinsaviti e di aver compreso che si può vivere (meglio) senza la frenesia e l’ansia da prestazione e che anzi ci si può concedere il tempo giusto per ogni cosa.

Il Tempo, la vera ricchezza

Perché il tempo è un valore di cui riappropriarsi. E se ancora non ne siamo persuasi, basta fermarsi a riflettere su cosa è capace di fare il succedersi dei minuti, delle ore, dei giorni, dei mesi e degli anni (ancora meglio) su alcuni vini.

Il prodotto Graticciaia

Come il Graticciaia, Rosso Salento IGP Negroamaro, prodotto da Agricole Vallone, nato per essere – vincendo anche la prova del tempo – l’elogio della lentezza. Già il vino, per sua natura, è il prodotto sì della vite, ma anche della capacità dell’uomo di aspettare l’evoluzione e il compimento dei vari momenti che ne scandiscono il ciclo produttivo, dalla vigna alla cantina. Alcuni vini, però, sembrano magistralmente interpretare il concetto dell’attesa, come appunto il Graticciaia.

Vino icona che ha portato il grande Salento enologico nel mondo, il Graticciaia spegne quest’anno le candeline di ben trenta vendemmie, presentandosi al palato dei suoi estimatori con un’allure impeccabile, con lo stile e la classe di chi è capace di resistere saldamente non solo al passare del tempo ma anche al cambiare delle “mode” e dei gusti dei consumatori.

L’intuizione di Severino Garofano

Era il 1986 quando uscì la prima annata di questo vino frutto dell’intuizione di Severino Garofano, il grande enologo che qui nel Salento con le sue sperimentazioni è riuscito a indicare “la nuova via” del negroamaro, il vitigno principe delle terre salentine che non aveva, però, ancora imboccato la strada che di lì a poco lo avrebbe portato in giro per il mondo. 

La storia e il nome

Irpino di origini, Severino Garofano (scomparso a 82 anni nel 2018) dagli anni ’80 storico enologo consulente dell’azienda Vallone, probabilmente nelle sue passeggiate per le corti e le piazze di questo nostro “Sud con le case di calce”, rimase colpito dal festival di colori di tutto il bendidio che si era soliti mettere a essiccare nelle afose giornate estive per far fronte all’inverno: fichi, pomodori, ortaggi di tutti i tipi. 

Il nome Graticciaia si ispira proprio ai “graticci”, le stuoie intrecciate di canne, un tempo utilizzate appunto per l’appassimento di frutta e ortaggi.

Francesco Vallone

Si decise, dunque, di puntare su questa antica tecnica contadina “con cui è emersa la vera essenza del vitigno negroamaro, così complesso e versatile allo stesso tempo”, il commento di Francesco Vallone, amministratore della società vitivinicola, quarta generazione di un’impresa storica a conduzione familiare, in occasione della presentazione del Graticciaia annata 2016 –  trentesima vendemmia appunto –  a Palazzo BN di Lecce.

Per l’occasione, sono state degustate insieme all’ultima anche le annate 2004 e 2001: una mini-verticale che ha rivelato carattere e stile di un vino, che pur con sfaccettature diverse, conferma forte personalità e allure senza tempo.

È un’emozione presentare l’annata 2016, sintesi evolutiva di questo storico ed eccezionale vino che continua a raccontare eccellenza e ci riserva sempre delle grandi sorpreseha aggiunto Francesco Vallone.

Un vino, insomma, destinato ad entrare nell’Olimpo: il vigneto Caragnuli, nella Tenuta Iore di San Pancrazio Salentino, piccolo comune del brindisino immerso nella campagna frastagliata di masserie, ulivi e vigneti, rappresenta una vera rarità: “poiché – spiegano dall’azienda – risulta accatastato nel 1955, anche se le sue origini, data la morfologia dell’impianto, risalgono quasi certamente ad un periodo antecedente (1930-1935 c.a.).

La resa per ettaro è molto bassa (40 Q.li/Ha. circa) e da qui si raccolgono con cura le uve destinate al Graticciaia”. 

Dopo una selezione attenta dei grappoli spargoli, le uve giunte a maturazione tecnologica avanzata sono lasciate appassire sui graticci delle terrazze di Castel Serranova, l’incantevole masseria fortificata di famiglia, per 15-20 anche 25 giorni, a seconda dell’andamento climatico. 

Dopo l’appassimento, ha inizio la vinificazione in rosso a temperatura controllata, con tempi di macerazione che variano a seconda dell’annata. Poi, seguono le fasi di affinamento che alterna legno e cemento.

Marco Mascellani

Dall’anno scorso la cantina ha registrato l’ingresso di un nuovo consulente enologo, che raccoglie il testimone da Graziana Grassini, il giovane e talentuoso Marco Mascellani, che ha partecipato all’ultima fase di affinamento dell’annata 2016 del Graticciaia, con la scelta di alternare alla barrique tradizionalmente utilizzata per la maturazione di questo vino, i tonneaux di rovere francese, per una ossigenazione più lenta e un minor cedimento di sentori, tannini ed aromi del legno, con l’idea di conferire uno stile più contemporaneo: “Mettere mano ad un vino icona qual è il Graticciaia è un onore, ma anche un onere”, ha commentato l’enologo durante la presentazione della nuova annata.

“Un vino – ha poi precisato Mascellani – che conferma l’importanza della materia prima di partenza, le uve speciali da cui nasce. Il nostro compito oggi è quello di raggiungere un equilibrio fra ciò che si aspetta il mercato e ciò cha ha da raccontare il territorio”.  

Il risultato è un vino che conferma la sua grande personalità, di un bellissimo color rosso granata che sa regalarci il negroamaro in grande spolvero; che al naso si apre con un ventaglio di note mediterranee e balsamiche suadenti, frutti rossi appassiti, note tostate e tabacco; dal sorso ricco, potente, equilibrato. In una parola elegante.

Un vino che sembra aver trovato la formula per interpretare questa nostra epoca contemporanea: vivere l’oggi, quindi pronto per essere bevuto già da subito e nel contempo essere disposto ad invecchiare, a prendersi il tempo per migliorare, a maturare con lentezza.

Quella lentezza di cui abbiamo tanto bisogno. 

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