Caro amico, ti scrivo

da | 14 Apr 2020 | News

Può suonare retorico questo mio bisogno di esservi vicino e di sentirvi tali nei miei riguardi.

Ma le relazioni di una vita, con quanto esprimono nel bene e nel male, non si cancellano con un disposto di legge. Ricordate i versi dell’Anno che verrà? La canzone fra ansia e attesa di Dalla:

Caro amico, ti scrivo

Così mi distraggo un po’

E siccome sei molto lontano

Più forte ti scriverò…

Così ognuno di noi può continuare a coltivare nella propria intimità non solo usi e abitudini, ma affetti, sentimenti, moti dell’animo, che si fanno via via più robusti quanto più tentiamo di contenerli.

Per cui diventa inevitabile richiamare la famosa canzone di Lucio Dalla, più che mai appropriata in queste circostanze, che mi tengono lontano da tutti voi, miei cari amici e colleghi. E allora ho deciso di scrivervi, vi-sto che un esteso e preoccupante contagio ha interrotto i nostri rapporti.

In cambio, ci conforta la consapevolezza che comunque ripartiremo, nonché la certezza che saremo pronti a schiacciare l’acceleratore per primi. Siamo al punto in cui bisogna porre in atto tutte le sinergie e le alleanze possibili per riuscire a recuperare il tempo perso e rimontare la corrente. Lo hanno ben capito i responsabili politici di mezzo mondo, “Non è importante quante volte cadi, ma la velocità con cui ti rialzi e riprendi a correre” sosteneva, già molti anni fa, Joe Biden, vicepresidente di Obama e probabile candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti d’America.

E qui la corsa verso la ripresa dovrà necessariamente essere una Staffetta, per-ché nessuno avrà il fiato, le risorse e le energie per affrontare da solo un percorso tanto duro. Così, per tornare a vincere, sarà necessario – ancora una volta – scegliere i compagni giusti. Nonché studiare i tempi e le modalità degli interventi. Una metodologia di lavoro che – d’altra parte – ha accompagnato da sempre gli obiettivi e le finalità della nostra Assoenologi.

Insieme, con lo stesso animo e una straordinaria carica di ottimismo, dobbiamo, fin da ora, pensare alla ripresa. Che significa le mosse da proporre alle imprese, nostre clienti, per rilanciare, anche con il nostro contributo, la loro performance. Si tratta di attivare leve e opportunità che, nei momenti generosi e di serena tranquillità, sono state qualche volta trascurate.

Del resto, la Storia ci insegna che le crisi hanno sempre generato non poche opportunità. Qualcuna la ricordo a voi e a me, è largamente citata in qualunque buon testo. E qui va deposta ogni velleità, e anche quel-le legittime ambizioni che hanno segnato il successo e l’affermazione dei nostri vini oltre ogni confine. Mi limito perciò a citare solo tre esempi, che mi sembrano fra i più convincenti.

“Just in time”: immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, gli alleati impongono il commissariamento del Giappone, nominando come comandante supremo il mitico generale MacArthur. Il quale, per non favorire la rapida ripresa dell’economia nipponica, limitò la circolazione di materiali, obbligando così le imprese a contingentare le proprie scorte. Invece di piangersi addosso, i manager giapponesi inventarono un nuovo modello di produzione, cosiddetto “a scorta zero” o“just in time”, che tutt’ora viene adottato dalle imprese del mondo intero, con grossi vantaggi economici e finanziari.

“Made in Italy”: il marchio venne proposto, sempre nel dopoguerra, dagli alleati per classificare in basso la manifattura tessile, abbigliamento del nostro Paese, assolutamente meno evoluta e pregiata di quelle francesi e inglesi. Ebbene le nostre imprese, con impegno, intelligenza e creatività, in alcuni decenni, sono riuscite a ribaltare il concetto, trasformando un marchio dispregiativo, in un brand di eccellenza.

“Rinascimento del vino italiano”. E qui, ovviamente, non posso non citare lo scandalo del metanolo e la conseguente crisi che pochi sconsiderati criminali, innescarono 34 anni fa, con conseguenze disastrose per l’intero nostro comparto. Ebbene, ancora una volta, l’impegno, la professionalità, l’intelligenza delle nostre imprese vitivinicole, con il fondamentale contributo degli enologi, hanno trionfato, trasformando quella crisi in una grande e, ben gestita, opportunità di recupero e di rilancio. Così, chi aveva tentato di spingerci fuori pista, sfruttando quella triste e drammatica vicenda, si è dovuto rassegnare a essere sorpassato. Inoltre, quegli stessi luoghi dove si è verificato il misfatto, non solo producono vini straordinari, ma sono diventati patrimonio dell’UNESCO.

Cari amici e colleghi, spero che questo mio messaggio sia stato ampiamente com-preso: le nostre imprese supereranno an-che questa crisi, a patto di non rinunciare ma, neppure per un istante, alla convinzione di riuscirci. Ne consegue che il nostro ruolo di sensibilizzazione, indirizzo e sti-molo dovrà essere ancora più importante e decisivo. In questa scia, da alcuni mesi, la nostra Associazione ha avviato un percorso di formazione, rivolto a tutti i colleghi sulle nuove modalità di approccio al mercato e sui metodi innovativi di organizzazione e controllo della gestione aziendale.

Grazie per l’affettuosa e partecipe lettura.

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