Un viaggio esperienziale per conoscere l’Italia e il mondo attraverso l’universo del vino

Cancro,“Vino e buoi dei paesi tuoi”

da | 4 Lug 2020 | Astrowine

“Vino e buoi dei paesi tuoi”. Se il Cancro è di quelli doc – come alcuni tipologie di vino, appunto – state pur certi che sarà il paladino indomito del focolare domestico, della tradizione e della terra d’origine, anche in enologia.

Perché il quarto segno dello Zodiaco, che apre la stagione estiva e dunque sembrerebbe ad un primo sguardo  preludere all’aumento degli impegni mondani, vanta in realtà un irredimibile spirito casalingo, una natura amante della casa e di tutto ciò che viene custodito e preservato al suo interno, dal mobilio della nonna alla storia e alla tradizione familiare in primis, come già detto. E poi, a catena, della città natia, del Paese d’origine e via dicendo e indietreggiando. 

Vive infatti sempre un po’ nel passato questo nobile figlio della Luna, e dunque, pur non essendo un gambero ma un granchio, appunto, ha la testa volta quasi sempre a ciò che fu. Vince facile, insomma, chi accosta il Cancro alla storia millenaria dell’enologia, alle tecniche di vinificazione più tradizionali, ai vitigni autoctoni, alla tutela degli interessi del Paese di appartenenza. Ed infatti sono nati sotto questo segno, giusto per fare due esempi, tanto il presidente degli enologi italiani (e mondiali) Riccardo Cotarella, difensore della tradizione enologica italiana nel mondo, quando il professor Luigi Moio, esperto  internazionale in materia di vini di cui leggo in una biografia “… i suoi studi hanno contribuito in maniera determinante al recupero e alla valorizzazione di numerosi vitigni autoctoni del Mezzogiorno”. 

Il Cancro è infatti un segno d’acqua, ovvero di emozioni, e non è un caso che la Luna, governatrice del segno, abbia un effetto così potente sui liquidi terrestri: sugli oceani, di cui regola le maree, sull’acqua del nostro corpo (70 per cento della nostra massa corporea: la ritenzione idrica aumenta esponenzialmente con la Luna piena) … e sul vino, certo. In primis, come racconta infatti  il meteorologo Mario Giuliacci nel suo libro “Se non ci fosse la Luna..”, senza quel magico satellite nel nostro cielo non ci sarebbero le stagioni, dunque neppure il ciclo annuale della vite. Ma anche tutte le fasi di lavorazione del vino, sostengono alcuni scienziati (ma la questione non è pacifica), andrebbero svolte nel periodo compreso tra la Luna piena  e la successiva fase di Luna nuova. Per l’imbottigliamento, invece, la tradizione contadina, abituata a fare i conti con l’argentea signora che veglia sulle nostre notti anche per la semina e la raccolta, consiglia la fase di Luna crescente per ottenere vini frizzanti, di Luna calante per i vini destinati all’affinamento, di Luna piena per osare qualsiasi cosa. E sempre la tradizione popolare ritiene che i mesi più propizi all’imbottigliamento sarebbero marzo e settembre per i vini da bere giovani, mentre quelli invecchiati per più di due anni potrebbero essere travasati senza problemi in qualsiasi periodo dell’anno. 

Inguaribili pantofolai (a meno di avere nel tema natale valori che correggano questa propensione), lunatici, sognatori, ultrasensibili. Cancro era ad esempio anche Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi, meglio noto come Giacomo Leopardi, non per mera coincidenza cantore della Luna per antonomasia. Passato inizialmente alla storia (con ignominia) come irrecuperabile astemio, il poeta di Recanati ha ottenuto giustizia al riguardo solo in un secondo momento, quando tra le sue massime (sempre un po’ pessimiste, a dire il vero, ma il Cancro a volte eccede in paturnie) si è scoperta la seguente: “Il vino è il più certo, e il più efficace consolatore”. E sì, Leopardi aveva capito tutto, della vita.

Pin It on Pinterest

Share This