Attilio Scienza, il gigante della vigna

da | 18 Feb 2021 | News

Attilio Scienza è il più famoso studioso di viticultura in Italia. Il suo sogno è quello di sviluppo sostenibile, di genome editing e di innovazione che non fa paura.

Per spiegare perché Attilio Scienza è un gigante nel mondo accademico italiano, permettetemi una premessa.

FINO A METÀ NOVECENTO

Fino alla metà del Novecento, quasi un secolo fa, i baroni universitari erano una casta di potenti che creavano una scuola.

Essere allievi di uno o dell’altro faceva la differenza nella successiva carriera e dipendeva dalla reputazione del maestro che, in certi casi, era leggendaria.

Ovviamente anche a quell’epoca c’erano le svampite di bell’aspetto che andavano avanti per meriti non intellettuali, oppure i parenti o le clientele politiche, ma erano una minoranza rispetto agli allevi veri che eccellevano per il talento che venivano scelti e poi sottoposti ad anni di studio e lavoro massacranti. Il risultato era un livello di docenti straordinari. Il mio bisnonno docente di dermatologia e rettore universitario, li descriveva come una “razza cannibale” perché era composta da autentici fenomeni, di intelligenza, capacità e combattività.
Una delle loro caratteristiche era il livello molto alto di cultura generale. Ovviamente conoscevano a fondo la loro materia e intrattenevano epistolari con la community internazionale dei colleghi, ma parlavano in latino, leggevano la letteratura contemporanea, suonavano il pianoforte, andavano a teatro e partecipavano ai salotti letterari…. Insomma tutt’altra cosa rispetto ai geni dell’elettronica attuale che non sanno quando sono vissuti Carlo Magno o Napoleone….. salvo qualche eccezione.

ATTILIO SCIENZA PARLA COME UN FILOSOFO

E queste eccezioni brillano come stelle nel panorama internazionale. Attilio Scienza è una di queste luci.
Mi scuso per la prolissità della premessa ma era indispensabile per spiegare la qualità di ciò che ho letto nei Quaderni di “Sanguis Jovis”, dispense dell’Alta scuola del Sangiovese creata a Montalcino da Fondazione Banfi e presieduta da Attilio Scienza. Il suo contributo si intitola “Perché è necessario un cambio di paradigma nella ricerca viticola italiana”.
Come tutti i luminari, anche Attilio Scienza è una voce fuori dal coro. In parte dipende dalla sua indole, perché Scienza non è attratto dal “confort”. È professore ordinario all’Università di Milano, ma dal 1985 al 1991 ha diretto l’Istituto di S. Michele all’Adige, si è trasformato nell’Indiana Jones delle origini del vino, ha scritto 350 pubblicazioni e 23 libri, ha suscitato decine di progetti sperimentali in ogni parte del mondo.
Ma Attilio Scienza è una voce fuori dal coro anche perché vede lontanissimo e non ha affatto paura di scontrarsi con il pensiero dominante come l’ostilità verso gli OGM.

COME IL CLIMA DETERMINA L’EVOLUZIONE DELLA VITICULTURA

La dittatura del clima è il suo punto di partenza. La narrazione inizia con l’ “optimum climatico medioevale” che allarga la coltivazione dei vigneti <<la vite è una pianta emblematica nella ricostruzione del clima in Europa>> … <<le guerre, le carestie, le epidemie, le grandi migrazioni sono sempre coincise con grandi cambiamenti climatici. Il cambiamento varietale ha dato il maggior contributo adattativo, con la scelta di varietà capaci di superare le crisi climatiche>> e porta l’esempio della <<grande gelata del 1709, ed alla ripresa delle condizioni climatiche favorevoli, la forte richiesta di vino favorì la coltivazione di vitigni più produttivi>>.

IL CERVELLO DELLE VITI È SOTTO TERRA

Secondo Scienza il cervello della vite è nelle sue radici e per questo il portinnesto (cioè la radice) <<contribuisce per oltre il 40% ai risultati produttivi di un vigneto>>. Le radici che riescono a affrontare meglio gli effetti dei cambiamenti climatici si sviluppano in due strati <<uno più superficiale con funzioni trofiche e uno profondo maggiormente efficiente nell’assorbimento dell’acqua>>. Le ricerche dell’Università di Milano, su questi portinnesti, hanno portato alla creazione della serie M, molto utilizzata anche a Montalcino.
Ed ecco che arriviamo al miglioramento genetico delle viti, cioè a viti che hanno subito l’asportazione di un gene dalla sequenza del DNA per cui sono diventate resistenti a specifiche avversità come l’oidio, la peronospora o lo stress idrico. Viti che hanno meno bisogno di acqua ma anche meno bisogno di antiparassitari con un enorme vantaggio ambientale.

LO SCETTICISMO SULLA SCIENZA DELL’UOMO MODERNO E IL PENSIERO MAGICO

C’è una forte resistenza contro queste viti. Una resistenza che porta il nostro professore ad esaminare il rapporto fra l’uomo e la scienza con frasi degne di un filosofo o di un antropologo di grande levatura. Dall’innamoramento ottocentesco per l’innovazione alla paura di oggi. <<Più la scienza penetra nella nostra vita e meno sono accettate le scoperte degli scienziati>> soprattutto sugli alimenti – dice Scienza – per cui <<i consumatori attivano un meccanismo che gli antropologi chiamano “pensiero magico” che si fonda sull’accettazione di qualità simboliche di tutto ciò che entra in contatto col cibo>>. Un atteggiamento tipico delle società pre-illuministe, ma paradossalmente, anche del mondo attuale come effetto del conflitto fra scienza e società, e spesso causato dallo <<“scientismo” e da quell’eccesso di autorità che va oltre la portata legittima della scienza>>.
L’obiettivo da raggiungere è uno sviluppo sostenibile che metta il benessere dell’umanità. Un obiettivo in cui Attilio Scienza crede e che, tuttavia, richiede meno “magia” e più obiettività.

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