Antonella Maci, ciò che conta è sapersi rialzare

da | 23 Feb 2021 | Confidential, News, Winewomen

Antonella Maci

Antonella Maci è una donna dei nostri tempi, forte e appassionata, con uno sguardo profondo che esprime la tenerezza e la semplicità che sgorgano dalla sua anima. Una donna  libera, capace di gioire e di meravigliarsi come una bambina, che trova la gioia nelle cose semplici e lotta per gli obiettivi da caparbia viticultrice salentina. Agisce  sempre con rispetto ed eleganza, e sa come trasmettere serenità con il suo modo di parlare.  Tutto questo rivela la sua femminilità. Perché, come diceva  Audrey Hepburn, “La  bellezza di una donna non dipende dai vestiti che indossa né dall’aspetto che possiede o dal modo di pettinarsi. La bellezza di una donna si deve percepire dai suoi occhi, perché quella è la porta del suo cuore, il posto nel quale risiede l’amore”. E se vi capiterà di incrociare gli occhi di Antonella Maci capirete…

Chi è Antonella Maci?

Antonella Maci è una donna testarda, caparbia, forse un po’ ansiosa, a volte ingenua. È una mamma, un’imprenditrice, insomma una donna dei nostri tempi: una di quelle che sa combattere e sa soffrire, molto presente nella vita di chi sa conquistare il suo cuore. Una di quelle donne che tante volte si è sentita infinitamente sola pur mantenendo il sorriso sulla bocca: l’unica cosa che nessuno dovrà mai togliermi.

Qual è il tuo ruolo in Cantine Due Palme?

Mi occupo dell’ufficio soci, del personale e della mia grande passione: l’organizzazione di eventi mirati a far conoscere la nostra azienda.

A cosa deve rinunciare una donna per affermarsi nel mondo del lavoro?

Credo che nessuna donna debba rinunciare a qualcosa. Ho sempre creduto nella nostra forza, e penso che essere donna non sia un limite ma un valore aggiunto. Sono mamma di due figli meravigliosi, ho un compagno e amo prendermi cura del mio corpo. Come faccio a conciliare la famiglia, l’azienda e gli hobby? A volte me lo chiedo anch’io, e la risposta è sempre la stessa: nella vita si può fare tutto, basta volerlo. 

Cosa si aspettano da te i tuoi collaboratori?

Sono uno dei dieci soci fondatori di Cantine Due Palme. Avevo solo diciotto anni quando sono entrata a far parte di questo mondo, e vi garantisco che quella del 1989 non era la Due Palme di oggi. Nel corso di questi anni ho visto crescere questa cooperativa mattone dopo mattone, con tantissimi sacrifici. La mia vita è legata a questa azienda da sempre. Se penso ai nostri collaboratori – più di cento – e alle loro famiglie, credo che confidino nella nostra perseveranza nel lottare per far crescere questa realtà del profondo Sud.       

Tu cosa ti aspetti dai tuoi collaboratori?

A questa domanda mi piace rispondere con una frase di Halford E. Luccock, professore di Yale, che dice: «Nessuno può fischiettare una sinfonia. Ci vuole un’intera orchestra per riprodurla». Ho sempre creduto che lavorare in una squadra non sia mai semplice e scontato: se si creano dinamiche legate all’individualismo spinto possono determinarsi fenomeni di competizione che non fanno bene all’azienda. Credo che lavorare all’unisono sia l’unico modo di continuare a crescere.

Ti sei trovata prevalentemente a lavorare meglio con gli uomini o con le donne?

Credo che il grande limite di noi donne risieda proprio nell’incapacità di fare squadra; a volte preferiamo gareggiare tra di noi con ogni mezzo pur di affermare il nostro primato, dimenticandoci che facciamo parte della stessa squadra e che corriamo con la stessa casacca nella stessa staffetta. Gli uomini sanno essere diversi: riescono a fare gruppo e trovano la propria legittimazione proprio nella forza che riescono a sviluppare insieme. Mi piacerebbe dire che con le donne si lavora meglio, ma…

Qual è il futuro di Cantine Due Palme, come lo immagini, quali sono i vostri progetti?

C’è una famosissima canzone di The Notorious B.I.G. che nel ritornello dice: «Sky is the limit and you know that you keep on / Just keep on pressin’ on / Sky is the limit and you know that you can have / What you want, pressin’ what you want». Ovvero, in poche parole, hai un solo limite: quello del cielo, e sai che devi continuare a lottare per tentare di raggiungerlo. Nel futuro della Due Palme c’è sicuramente la voglia di continuare a crescere facendo conoscere ovunque il frutto del lavoro di tanti soci conferitori che continuano a darci fiducia. Nel nostro futuro vedo anche la creazione di nuovi progetti che possano far conoscere appieno il mondo del vino attraverso la creazione di veri e propri viaggi di gusto in strutture che possano ospitare gli eno-appassionati e i curiosi che si avvicinano a questo mondo. Stiamo lavorando per creare i presupposti giusti anche per questo nuovo upgrade di Due Palme.

C’è tanta concorrenza nel mondo del vino?

La parola concorrenza deriva dal latino concurrere, cioè competere. A noi di Due Palme le sfide sono sempre piaciute, e nelle sconfitte, poche per la verità, abbiamo trovato sempre le giuste motivazioni per rialzarci e successivamente riconquistare quello che avevamo perso. Lottare è nel nostro DNA di caparbi viticultori salentini.

Qual è il tuo ricordo preferito?

I ricordi più belli della mia vita sono quelli legati a mia madre, una persona che attraverso i suoi insegnamenti ha creato la donna che sono fiera di essere oggi. Poi ci sono tutti i ricordi legati alla prima vendemmia: con noi lavorava un solo operaio, ed io e la collega Paola Dell’atti eravamo le uniche dipendenti. Dovevamo pesare le uve e poi correre verso gli scarichi per effettuare la gradazione alcolica. Tanti sacrifici, ma tanta voglia di crescere.

Qual è la più grande lezione che la vita ti ha insegnato?

La vita ti mette sempre alla prova e il nostro compito è quello di farci trovare pronti. Sono caduta tante volte e mi basta guardare i lividi che ho sulle ginocchia per capire che in questo viaggio ciò che conta è sapersi rialzare.

Quanto velocemente arrivi ad inquadrare una persona?

Generalmente subito, e proprio per questo spero sempre di sbagliarmi per poi ricredermi. Come sempre, però, vale sempre il detto che «il guaio delle prime impressioni é che se ne può avere soltanto una».

Puoi trasmettere una frase in ogni canale televisivo e radio del mondo e farla tradurre nella lingua di ogni paese. Che frase diresti?

Amo le citazioni, e questa di Sergio Bambarén credo ci stia a pennello: «La vita è breve. Perdona in fretta, bacia lentamente, ama davvero, ridi sempre di gusto e non pentirti mai di qualsiasi cosa ti abbia fatto sorridere, oppure piangere».

Qual è la tradizione più strana della tua famiglia?

Sembrerà strano ma in occasione dei compleanni non ci facciamo regali.

Chi è stata la persona più pazza e in gamba che hai mai incontrato?

Mia cugina Enrichetta ha segnato in maniera decisa la mia vita. La sua sana follia, che contrasta con la sua professione di avvocata specializzata in diritto internazionale, da sempre è il nonsense che più adoro. Lei è una donna imprevedibile, ma tanto forte e determinata.

Cosa vorresti poter rivivere?

La prima volta che ho incrociato lo sguardo di mio figlio Francesco, poi quello della mia piccola Karol e sicuramente un abbraccio con mia madre. Quello mi manca più di ogni altra cosa. 

Quali valori ti ha trasmesso tuo padre Angelo Maci?

Sicuramente saprete che in occasione dei suoi settant’anni abbiamo imbottigliato il nostro “1943”, un vino che porta in sé tutta la vita di mio padre. Il “1943” è diventato con gli anni il nostro vino più prestigioso nonostante nasca da un blend insolito di uve Primitivo e Aglianico, il primo vitigno più adatto a fare vini morbidi, rotondi,  il secondo con un tannino più deciso e severo che si apprezza dopo un buon invecchiamento. Credo che il “1943” dica tutto su quello che è l’insegnamento che più apprezzo di mio padre: sii amorevole e presente per la tua famiglia e severo e perseverante prima con te stesso e poi nel tuo lavoro.

Sono tua ospite. Dove mi porti?

Nel Salento, ovviamente, magari a gustarci una delle “bolle” Charmat che produciamo, guardando un tramonto mozzafiato a Gallipoli o a Otranto; o, perché no, a cena, su una terrazza che guarda un vigneto immenso con i grilli e le cicale che creano la sinfonia perfetta per una serata indimenticabile. Pamela, credo che la nostra terra sia sempre la cornice perfetta per ospitare qualcuno per la prima volta.

Un brindisi per tutte le grandi donne del mondo. Cosa beviamo?

“Corerosa”, ovviamente, un blend rosato da uve Primitivo e Susumaniello che rappresenta tutta la femminilità che puoi trovare bevendo un calice Due Palme.

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