Un viaggio esperienziale per conoscere l’Italia e il mondo attraverso l’universo del vino

Amber Revolution, ritorno al futuro

A cura di Rosaria Bianco
17 Lug, 2022

Amber Revolution, Come il mondo ha imparato ad amare gli orange wine (Edizioni Ampelos)

I VII ARANCIONI

In principio erano solo bianchi e rossi, poi si sono aggiunti i rosati e, solo recentemente, i vini arancioni. E quindi dopo la riacquisita dignità del vino rosato, che finalmente non è più considerato figlio di un dio minore (leggasi miscela di vini e bianchi e rossi) ora a giocarsi il proprio riscatto sono gli orange wine. 

SIMON J WOOLF

“Il vino orange/ambrato/macerato, inizialmente considerato un fenomeno o una moda passeggera e volubile, è diventato il quarto colore del vino. Oggi ha una sua identità all’interno delle carte dei vini di tutto il mondo e rappresenta una riscoperta a livello mondiale”, parola di Simon J Woolf, autore di “Amber Revolution”.

ATTILIO SCIENZA

Come il mondo ha imparato ad amare gli orange wine (Edizioni Ampelos), un libro godibilissimo, presentato qualche giorno fa in una delle poche riuscitissime presentazioni di libri (e già questa è una notizia) nella libreria Liberrima di Lecce, dove gli enoappassionati salentini hanno ascoltato Attilio Scienza, ricercatore e docente di Miglioramento genetico della vite all’Università degli Studi di Milano, cultore di antropologia e instancabile divulgatore della cultura del vino.

LA PREFAZIONE

Nella prefazione al volume Attilio Scienza scrive:  «La produzione degli orange wine, la Amber Revolution e la vinificazione in anfora rappresentano un vero e proprio “ritorno al futuro”, dove l’argilla si identifica nella grande madre, archetipo junghiano della terra, del mondo sotterraneo, della procreazione e in senso stretto nell’utero.

Nelle raffigurazioni simboliche dell’anfora il consumatore scopre la metafora della vita, rappresentata dagli elementi che la compongono: la terra, l’acqua, il fuoco. In questi vini il consumatore percepisce finalmente il più importante elemento immateriale di un vino, la credibilità e l’affidabilità del produttore». 

CHI È L’AUTORE?

L’autore, Simon J Woolf, è uno scrittore inglese al suo primo libro che nel 2011 fonda di The Morning Claret, rivista di vini online che è diventata una delle fonti più rispettate al mondo in materia di vino naturale, artigianale, biologico e biodinamico. Collabora regolarmente con le riviste Decanter, Meininger’s Wine Business International e con molte altre pubblicazioni sia online sia offline.

AMBER REVOLUTION 

Amber Revolution è il primo libro sull’argomento che analizza in maniera dettagliata la storia e l’evoluzione attuale dei vini orange, le ripercussioni sociali e di mercato della riscoperta di questa tipologia di vino.  Un viaggio che lega le tradizioni di tre regioni vinicole, Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Georgia, e racconta le scelte di alcuni produttori vinicoli che hanno contribuito alla rivoluzione enologica e alla riscoperta della tecnica di macerazione sulle bucce.  Combinazione felice di storia sociale e manuale introduttivo, il libro offre una lista di 180 produttori consigliati, provenienti da 20 diverse nazioni, oltre a suggerimenti su dove acquistare, come abbinare e gustare al meglio gli orange wine. 

“L’Italia – scrive l’autore nella prefazione – rimane un vero paradiso per gli appassionati dei vini bianchi macerati, nessun altro paese al mondo produce una così vasta gamma di orange wine. Anche se molti produttori italiani non concordano con l’attuale classificazione dei vini e sebbene spesso leggi obsolete impongano loro di riportare la dicitura “vino bianco” in etichetta.   

Insomma, l’era degli orange wine sembra essere arrivata davvero, considerato, come sottolinea l’autore, che queste bottiglie si trovano sempre più spesso nei wine bar alla moda e nei ristoranti di alto livello, come mai prima d’ora e che i produttori sono più propensi a sperimentare l’inserimento nella loro gamma di produzione di questi vini che richiedono notevole pazienza e abilità.

UN RITORNO AL FUTURO

Un ritorno al futuro, per dirla dunque col professor Scienza, poiché la produzione di questa tipologia di vino risale davvero alla notte dei tempi e alle prime tecniche di vinificazione. Il luogo dove questa tecnica nasce sono le regioni del Caucaso, in particolare nell’attuale Georgia, guarda caso la culla della viticoltura e dell’enologia, dove continua ad essere utilizzata: il mosto di uve bianche viene lasciato a contatto con le bucce degli acini per un periodo di tempo variabile, mentre il vino fatto fermentare in enormi contenitori di terracotta, i qvevri, poi interrati per mantenere il vino ad una temperatura costante.

In sostanza, le uve bianche venivano fatte macerare con le bucce a solo scopo conservativo, tanto da meritarsi l’appellativo di “vini eterni”. Non c’erano altri metodi per rendere stabile il vino – che seguendo il processo naturale si trasformerebbe in aceto – se non quello dell’ossidazione, in questo modo potevano essere trasportati nei lunghi viaggi per nave. 

Questi vini, dunque, nascono dalle uve a bacca bianca, il cui mosto, come solitamente avviene per le uve rosse, macera a contatto con bucce e semi, acquisendo così sia i tannini che gli antociani che conferiscono il celebre e bellissimo colore “aranciato”, che varia secondo la lunghezza del processo di vinificazione (che può durare da pochi a molti mesi e anche anni) virando dal giallo carico all’ambrato e ramato fino a sfiorare anche il rosso-arancio. 

La chiave di tutto il processo è proprio nella porosità della terracotta, motivo per il quale cantine modernissime e all’avanguardia di mezzo mondo se ne dotano sempre più, che consente una micro-ossigenazione costante, senza però rilasciare alcuna nota terziaria come avviene con il legno, ad eccezione di quella “terrosa” che si sviluppa soprattutto negli affinamenti molto lunghi degli orange wine.

VINI DIFFICILI

Senza dubbio si tratta di vini “difficili” intorno ai quali, ci ricorda l’autore, “l’aura di mito, la superstizione e la pura ignoranza, che ancora circondano questa tipologia di vino, persistono ben radicate”.

Vini difficili perché al gusto sono diversi dai vini ai quali le moderne tecnologie ci hanno abituato: hanno un sapore intenso, carico e una notevole struttura, “hanno dei descrittori comuni, come il fieno greco, il curry o la cera d’api, al di là del vitigno e del terroir, che in questi vini sono annullati.

VINI SCHE NON SANNO DI VINO

“Sono vini che non sanno di vino”, ha detto provocatoriamente durante la presentazione Scienza, che insieme al figlio oggi è anche un vignaiolo che si diverte a sperimentare: “Ogni volta che li faccio assaggiare agli amici che mi vengono a trovare, storcono il naso. Ma se comincio a raccontarne la storia millenaria, i luoghi ne quali sono nati, i motivi per cui questi vini maturano nel ventre della terra, la tecnica con cui sono fatti, allora l’approccio cambia”.

VINI DA RACCONTARE

Vini da raccontare, dunque.

E da degustare ad occhi chiusi, come ha consigliato sempre Scienza, alla ricerca solo di emozioni: “perché senza emozioni non potremmo apprezzare le informazioni che ci vengono dall’arte, dalla società e dalla scienza”. 

E il vino non si può forse considerare il risultato di questi tre elementi? 

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